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Solennità del SS. CORPO E SANGUE DEL SIGNORE

La solennità del Corpus Domini richiama la presenza reale di Cristo nell’Eucaristia. Originariamente era in calendario il giovedì che segue la prima domenica dopo la Pentecoste; dal 1977 in Italia si celebra la festa prevalentemente la domenica successiva

Le origini di questa festa risalgono al XIII secolo, quando a Liegi, in Belgio, il vescovo assecondò la richiesta della beata Giuliana di Retìne, priora nel Monastero di Monte Cornelio, che voleva celebrare il Sacramento del corpo e sangue di Cristo al di fuori della Settimana Santa.
Ella infatti nel 1208 ebbe una visione mistica in cui una candida luna si presentava in ombra da un lato: era un’immagine che rappresentava la Chiesa del suo tempo, che ancora mancava di una solennità in onore del Santissimo Sacramento. Fu così che il direttore spirituale della beata presentò al vescovo la richiesta di introdurre una festa nella diocesi, in onore del Corpus Domini.
Il via libera arrivò nel 1246 con la data della festa fissata per il giovedì dopo l’ottava della Trinità.
L’estensione della solennità a tutta la Chiesa però va fatta risalire a papa Urbano IV, con la bolla Transiturus dell’11 agosto 1264. Nell’estendere la solennità a tutta la Chiesa cattolica, Urbano IV scelse come collocazione il giovedì successivo alla prima domenica dopo Pentecoste (60 giorni dopo Pasqua). Papa Urbano IV incaricò il teologo domenicano Tommaso d’Aquino di comporre l’officio della solennità e della Messa del Corpus et Sanguis Domini. In quel tempo, san Tommaso risiedeva, come il Pontefice, a Orvieto nel convento di San Domenico. Tradizione vuole che proprio per la profondità e la completezza teologica dell’officio composto per il Corpus Domini, Gesù – attraverso il Crocifisso dell’icona qui a fianco tuttora conservata – abbia detto al suo prediletto teologo: “Bene scripsisti de me, Thoma(“Hai scritto bene di me, Tommaso”).

 

L’inno principale del Corpus Domini, cantato nella processione e nei Vespri è il Pange lingua, scritto e pensato da Tommaso d’Aquino. 

PANGE LINGUA  
(IN LATINO E ITALIANO)
Pange, lingua, gloriosi
corporis mysterium,
sanguinisque pretiosi,
quem in mundi pretium
fructus ventris generosi
Rex effudit gentium.
Nobis datus, nobis natus
ex intacta Virgine,
et in mundo conversatus,
sparso verbi semine,
sui moras incolatus
miro clausit ordine.
In supremæ nocte cenæ
recumbens cum fratribus,
observata lege plene
cibis in legalibus,
cibum turbæ duodenæ
se dat suis manibus.
Verbum caro panem verum
verbo carnem efficit,
fitque sanguis Christi merum,
et, si sensus deficit,
ad firmandum cor sincerum
sola fides sufficit.
Tantum ergo sacramentum
veneremur cernui,
et antiquum documentum
novo cedat ritui;
præstet fides supplementum
sensuum defectui.
Genitori Genitoque
laus et iubilatio,
salus, honor, virtus quoque
sit et benedictio;
procedenti ab utroque
compar sit laudatio. Amen.

Canta, o lingua
il mistero del glorioso Corpo
e del Sangue prezioso,
che il Figlio del nobile grembo,
Re dei popoli,
versò a riscatto del mondo.
Egli donatosi a noi,
nato per noi da una Vergine Purissima,
dopo aver dimorato nel mondo
e sparso il seme della sua Parola,
chiuse il suo pellegrinaggio
con un istituzione mirabile.
La notte dell’ultima Cena,
sedendo a mensa coi suoi,
osservata esattamente
la Legge nei cibi rituali,
con le proprie mani
dà se stesso in cibo ai Dodici.
Il Verbo incarnato con la sua parola
trasforma il vero pane nella sua Carne;
il vino diventa Sangue di Cristo
e, se il senso si smarrisce,
la fede sola basta
a rafforzare il cuore sincero.
Così gran Sacramento
dunque veneriamo prostrati:
ceda la vecchia Legge
al Sacrificio nuovo:
supplisca la fede
al difetto dei sensi.
Al Padre e al Figlio,
sia lode e giubilo,
salute, onore,
potenza e benedizione:
A Colui che procede da ambedue,
pari azione di lode sia. Amen.