20 febbraio 2020: Centenario della morte di S. GIACINTA di Fatima, eroica nella sofferenza per amore dei Cuori di Gesù e di Maria.

20 febbraio 2020: Centenario della morte di S. GIACINTA di Fatima, eroica nella sofferenza per amore dei Cuori di Gesù e di Maria.

«Tu rimani qua per dire che Dio vuole istituire nel mondo la devozione al Cuore Immacolato di Maria. Quando ce ne sarà l’occasione, non ti nascondere. Di’ a tutti che Dio ci concede le grazie per mezzo del Cuore Immacolato di Maria; che le domandino a Lei, che il Cuore di Gesù vuole che vicino a Lui, sia venerato il Cuore Immacolato di Maria. Chiediamo la pace al Cuore Immacolato di Maria; Dio la mise nelle mani di Lei. S’io potessi mettere nel cuore di tutti, il fuoco che mi brucia qui nel petto e mi fa amare tanto il Cuore di Gesù e il Cuore di Maria!». (Raccomandazione  di Giacinta a Lucia, poco prima di morire)

I pastorelli veggenti di Fatima: Lucia, Francesco e Giacinta

LA VITA

Nata l’11 marzo 1910 ad Aljustrel, frazione di Fatima in Portogallo, Giacinta Marto era l’undicesima e ultima figlia di Emanuele Pietro Marto e Olimpia de Jesus. Insieme al fratello Francesco e alla cugina Lucia, fu una dei veggenti delle apparizioni mariane di Fatima, tra il maggio e l’ottobre 1917. D’indole vivace, imparò ad accettare di buon grado le sofferenze, anche compiendo piccoli sacrifici per amore di Dio e della Madonna. Ammalatasi durante una violenta epidemia di influenza “spagnola” nel 1918, morì il 20 febbraio 1920 nell’ospedale «Dona Estefânia» di Lisbona, a nove anni e undici mesi. Suo fratello Francesco l’aveva preceduta il 4 aprile 1919.  Il 12 settembre 1935 la sua salma fu trasportata al cimitero di Fatima, vicino alla tomba di Francesco. Il 1º maggio 1951 i resti mortali di Giacinta, il cui viso fu trovato incorrotto, furono deposti, in forma molto semplice, nella tomba preparata nella Basilica di Nostra Signora del Rosario di Fatima, nella cappella sul lato sinistro dell’altare maggiore. Sono stati beatificati da San Giovanni Paolo II il 13 maggio 2000 e canonizzati da papa Francesco diciassette anni esatti dopo.

TESTIMONE DELLE APPARIZIONI

Le apparizioni del 1917 di Maria SS. a Fatima furono precedute dalle tre apparizioni dell’Angelo del Portogallo (o della Pace) ai tre pastorelli Lucia, Giacinta e Francesco. Egli preparò le anime dei veggenti a meglio comprendere, vivere e diffondere il messaggio della Madonna, il suo accorato appello alla preghiera e alla penitenza. Ma soprattutto ribadì con forza la bimillenaria fede della Chiesa cattolica nella presenza REALE di Nostro Signore Gesù Cristo nella SS. Eucaristia con il suo Corpo, Sangue, Anima e Divinità.

Il 13 maggio 1917, mentre Lucia, Giacinta e Francesco badavano al pascolo in località Cova da Iria (Conca di Iria), vicino alla cittadina portoghese di Fátima, videro scendere una nube e, al suo diradarsi, la figura di una donna vestita di bianco con in mano un rosario, che identificarono con la Madonna. Dopo questa prima apparizione la Madonna diede appuntamento ai tre in quello stesso luogo per il tredici di ogni mese, fino al 13 ottobre. Le apparizioni continuarono per un po’ di tempo, accompagnate da rivelazioni di eventi futuri: la fine imminente della prima guerra mondiale; il pericolo di una seconda guerra ancora più devastante se gli uomini non si fossero convertiti; la minaccia comunista proveniente dalla Russia, che si poteva evitare solo mediante la Consacrazione della nazione stessa al Cuore Immacolato di Maria, per opera del papa e di tutti i vescovi riuniti. Nel 1930 la Chiesa cattolica dichiarò le apparizioni degne di fede e autorizzò il culto della Madonna di Fátima. 

GIACINTA RACCONTATA DA SUOR LUCIA

Giacinta è la più giovane dei tre pastorelli di Fatima. Con suo fratello maggiore Francisco e sua cugina Lucia, ha assistito alle apparizioni di Nostra Signora. Secondo la testimonianza di Lucia, Giacinta è quella che ha ricevuto da Nostra Signora una maggiore abbondanza di grazie, una migliore comprensione di Dio e della virtù, nonché un amore e un’intimità speciali con il Cuore Immacolato di Maria. Lucia descrive la piccola Giacinta come naturalmente sensibile e delicata. Si offendeva facilmente ed era poi difficile da consolare. Uno dei suoi difetti era anche quello di essere avida nel gioco. Tuttavia, aveva un cuore molto buono e il Signore l’aveva dotata di un carattere dolce e fiducioso che la rendeva adorabile. Fin da piccola imparò ad amare il Salvatore crocifisso con grande compassione; e quando comprese che Gesù soffriva a causa dei nostri peccati, in lei sorse un profondo disgusto per il peccato. Questo l’ha aiutata potentemente a liberarsi delle sue cattive abitudini. Durante le apparizioni di Nostra Signora, Giacinta fu profondamente colpita dalla bellezza celeste e dalla bontà di Maria. Ha accolto tutti i suoi insegnamenti e i messaggi della Madonna con profonda serietà e ha sofferto molto per gli insulti fatti contro il Cuore Immacolato di Maria e per le molte anime che cadono all’inferno. Tutto ciò ha provocato in lei un crescente amore per Gesù, Maria e i peccatori. Questi insegnamenti la portarono alla preghiera intima e allo spirito di sacrificio fino all’eroismo. Lucia scrive: “La visione dell’inferno la riempì di un orrore così profondo che tutta la penitenza e l’umiliazione non erano nulla per lei se solo avesse potuto salvare le anime e impedire loro di cadere all’inferno. Spesso (Giacinta) diceva: “dobbiamo pregare molto per salvare le anime dall’inferno. Ci sono così tanti che ci vanno! Ce ne sono così tanti! Quanto soffro con gioia per Nostro Signore e Nostra Signora, solo per consolarli perché amano coloro che soffrono per la conversione dei peccatori”.

Il Cuore Immacolato di Maria ha reso la piccola Giacinta una missionaria. Attraverso la sua preghiera, ha portato molti peccatori a Dio. Così una donna che insultava sempre i bambini ogni volta che li vedeva, si convertì. La conversione di questa donna venne dal fatto che una volta aveva osservato come Giacinta aveva alzato le mani e gli occhi al cielo e offerto la sua preghiera sacrificale per la conversione dei peccatori. La colpì così tanto che credette immediatamente e implorò i bambini di chiedere perdono per i suoi peccati alla Vergine Maria.

La Beata Vergine si compiacque in Giacinta, visitandola personalmente in diverse occasioni. A Lisbona, ha confortato la bambina nella sua sofferenza e le ha rivelato le preoccupazioni del suo Cuore, che sono così importanti per noi oggi: “Le persone sono perse perché non pensano alla sofferenza e alla morte di Nostro Signore e non si pentono. I peccati del mondo sono molto grandi. Se la gente sapesse cos’è l’eternità, farebbe qualsiasi cosa per cambiare la propria vita. Ci saranno mode che offenderanno notevolmente Nostro Signore. La Chiesa non conosce mode, Nostro Signore non cambia. Essere puri nel proprio corpo significa mantenere la castità. Essere puri nell’anima significa non peccare”.

Il 20 febbraio, la stessa Santa Madre venne per liberare la sua piccola servitrice dai suoi dolorosi tormenti. In ella abbiamo un ottimo esempio di come possiamo amare di più Gesù e Maria.

La malattia e la morte

Racconta suor Lucia di Fatima:
“Trascorrevano così i giorni di Giacinta, finché nostro Signore non mandò la polmonite che la gettò a letto, insieme col suo fratellino. Il giorno prima di ammalarsi diceva: ‘Mi fa tanto male la testa e ho tanta sete! Ma non voglio bere, per soffrire per i peccatori’.
[…] Un giorno passo da loro prima di andare a scuola e Giacinta mi dice: ‘Senti! Di’ a Gesù nascosto che io gli voglio molto bene e che lo amo molto‘. Altre volte diceva: ‘Di’ a Gesù che gli mando tanti saluti affettuosi‘. Se passavo prima dalla sua stanza, diceva:
Ora va’ a vedere Francesco; io faccio il sacrificio di stare qui sola’.
Un giorno […] la mamma le porta la tazza di latte. Lo prende senza mostrare la minima ripugnanza. Dopo mi dice: Se tu sapessi quanto mi è costato a berlo!’.
Un’altra volta mi disse:Faccio sempre più fatica a bere latte e brodo; ma non dico niente. Bevo tutto per amore di nostro Signore e del Cuore imma­colato di Maria, la nostra mammina del cielo’.
– Stai meglio? – le chiesi un giorno.
– Tu sai bene che non sto meglioe aggiunse ho un dolore forte al petto, ma non dico niente. Soffro per la conversione dei peccatori.

Un giorno, arrivata vicino a lei, mi domandò: Hai già fatto tanti sacri­fici oggi? Io ne ho fatti tanti. Mia madre è andava via e a me molte volte mi è venuta la voglia dì andare a visitare Francesco, ma non ci sono andata.
La sua salute però migliorò un pochino. Poté alzarsi e passava allora le giornate seduta sul letto del fratellino. Un giorno mi fece chiamare perché andassi in fretta da lei. Andai di corsa.
‘La Madonna è venuta a vederci e dice che tra poco verrà a prendere Francesco e a portarlo in cielo. A me ha domandato se volevo convertire an­cora altri peccatori. Le ho detto di sì. Mi ha detto che andrò in un ospedale e che là soffrirò molto. Mi ha detto di soffrire per la conversione dei peccatori, in riparazione dei peccati contro il Cuore immacolato di Maria e per amore di Gesù. Le ho domandato se anche tu venivi con me. Ha detto di no. Questa è la cosa che mi costa di più. Ha detto che veniva mia madre a portarmi e poi resto là da sola. – Rimase pensierosa per un po’, poi ag­giunse: – Se tu venissi con me! Quel che mi costa di più è andare senza di te! E forse l’ospedale è una casa molto oscura, dove non si vede niente e io sto li a soffrire da sola! Ma non importa: soffro per amore di nostro Signore, per riparare le offese al Cuore immacolato di Maria, per la con­versione dei peccatori e per il santo Padre.
Quando arrivò l’ora che il suo fratellino partiva per il cielo, lei gli fece le sue raccomandazioni: Tanti cari saluti da parte mia a nostro Signore e alla Madonna e digli che soffro tutto quello che vogliono per convertire i peccatori e in riparazione al Cuore immacolato di Maria.
Sofferse molto per la morte del fratello. Restava a lungo pensierosa e se le domandavano a che cosa stesse pensando, rispondeva: ‘A Francesco. Come mi piacerebbe rivederlo. E gli occhi le si riempivano di lacrime.
Un giorno le dissi:
– A te ormai manca poco per andare in cielo. Io invece…
– Poverina!rispose – non piangere! Lassù io pregherò molto, mol­to per te. Sai, è la Madonna che vuole così per te. Se avesse scelto me, io sarei contenta, per poter soffrire di più per i peccatori.
Arrivò anche il giorno di andare all’ospedale, dove ebbe a soffrire mol­to davvero. […] Mia zia, a costo di molti sacrifici, mi ci portò, non appena poté ritornarci. Appena mi vide, mi abbracciò con gioia e chiese alla madre che mi lasciasse li e andasse a fare la spesa.
Le domandai allora se soffriva molto.
– Altro che! Ma offro tutto per i peccatori e in riparazione al Cuore immacolato di Maria.
Poi parlò con entusiasmo di nostro Signore e della Madonna e diceva:
– Mi piace tanto soffrire, per amor suo, per fargli piacere. Loro vogliono molto bene a chi soffre per convertire i peccatori.
[…] Tornò ancora per qualche tempo alla casa paterna. Aveva nel petto una grande ferita aperta e sopportava la medicazione quotidiana senza un la­mento, senza mostrare il minimo segno di malessere. Ciò che le costava di più erano visite e interviste frequenti di persone che la cercavano e dalle quali ora non poteva nascondersi.
– Offro anche questo sacrificio per i peccatori, – diceva con rassegna­zione. – Oh, se potessi arrivare fino al Cabeco a dire ancora un rosario nella nostra grotta! Ma ormai non ce la faccio più. Quando vai a Cova da Iria, prega per me. Là non ci vado più di sicuro. – E le lacrime le scor­revano sul viso.
Un giorno mia zia mi disse: ‘Domanda a Giacinta a che cosa sta pensan­do, quando sta tanto tempo con le mani sulla faccia, senza muoversi. […] Feci la domanda e mi rispose:
– Penso al Signore, alla Madonna, ai peccatori e a… (accennò ad alcune cose del segreto). Mi piace molto pensare.
[…] La santissima Vergine si degnò di nuovo di visitare Giacinta, per annun­ciarle nuove croci e nuovi sacrifici. Mi dette la notizia e mi diceva: Mi ha detto che vado a Lisbona, in un altro ospedale; che non rivedrò più nemme­no i miei genitori; che dopo molto soffrire, morirò sola, ma che non abbia paura, perché verrà Lei là a prendermi per portarmi in cielo’. E piangendo mi abbraccia e diceva: ‘Non ti rivedrò mai più. Tu là non verrai a visitarmi. Senti: prega molto per me che muoio sola’.
Nel frattempo, finché non arrivò il giorno di andare a Lisbona, sofferse in modo orribile. Mi abbracciava e diceva piangendo:
– Non ti rivedrò mai più. Né la mamma, né i miei fratelli, né il mio papà! Non rivedrò più nessuno e poi muoio sola sola!
– Non ci pensare – le dissi un giorno.
– Lascia che ci pensi, perché più ci penso, più soffro; e io voglio soffrire per amore di nostro Signore e per i peccatori. E poi non fa niente. La Madonna viene a portarmi in cielo…
A volte baciava un crocifisso, lo abbracciava e diceva:
– O mio Gesù, io vi amo e voglio soffrire molto per amor vostro.
Quante volte diceva:
– O Gesù, ora puoi convertire molti peccatori, perché questo sacrificio è molto grande.
Mi chiedeva a volte:
– E morirò senza rivedere Gesù nascosto? Se me lo portasse la Madonna, quando viene a prendermi!…
Le chiesi una volta:
– Che cosa farai in cielo?
– Amerò molto Gesù, il Cuore immacolato di Maria, pregherò molto per te, per i peccatori, per il santo Padre, per i miei genitori e fratelli e per tutte le persone che mi hanno domandato di pregare per loro.
Quando la madre si mostrava triste a vederla così malata, le diceva:
– Non ti rattristare, mamma. Io vado in cielo. Pregherò molto per te.
Altre volte diceva:
– Non piangere, sto bene.
Se le chiedevano se aveva bisogno di qualche cosa, diceva:
– Tante grazie, non ho bisogno di nulla.Ma quando se ne andavano aggiungevaHo molta sete, ma non voglio bere, offro tutto a Gesù per i peccatori. […] Un giorno la trovai mentre abbracciava un quadro della Madonna e diceva: – Oh, mammina del cielo, allora devo morire sola sola?
La povera bambina pareva terrorizzata all’idea di morire sola. Per incoraggiarla, le dicevo: – Che cosa t’importa di morire sola, se la Madonna viene a prenderti? – E’ vero, non m’importa niente. Ma non so com’è! A volte non mi ricordo che Lei viene a prendermi. Solo mi ricordo che muoio e tu non sei vicino a me.
E venne alla fine il giorno della partenza per Lisbona. L’addio spezzava il cuore. Mi rimase parecchio tempo abbracciata al collo e diceva piangendo: – Non ci rivedremo mai più. Prega molto per me, finché non andrò in cielo. Lassù, dopo, io pregherò per te. Non dire mai il segreto a nessuno, anche se ti ammazzano. Ama molto Gesù e il Cuore immacolato di Maria e fa molti sacrifici per i peccatori.
Da Lisbona mi mandò ancora a dire che la Madonna era già andata a trovarla, che le aveva detto l’ora e il giorno della sua morte e mi raccomandava di essere molto buona.”

S. Giacinta Marto
11/03/1910 – 20/02/1920

(Fonti: santiebeati.it, fsspx.news, finedeitempi.wordpress.com)