COMMENTO ALLA PAROLA DEL GIORNO

"Lampada per i miei passi
è la tua Parola,
luce sul mio cammino"

Salmo 119,105

 

VI DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO C)

NON IO, MA DIO

COMMENTO ALLA PAROLA DEL 16 FEBBRAIO 2025

don Francesco Pedrazzi

Ger 17,5-8 Sal 1 1Cor 15,12.16-20 Lc 6,17.20-26

«Beato lui!». «Beata lei!». Sono esclamazioni in genere riferite a persone ricche, benestanti, che hanno una bella casa o una supercar o che hanno fatto carriera nella vita.

Ben diverse le “beatitudini” di Gesù, specialmente del vangelo di Luca, più “radicali” rispetto a quelle di Matteo: «Beati voi, poveri… Beati voi, che ora avete fame… Beati voi, che ora piangete… Beati voi, quando vi odieranno, vi escluderanno e vi disprezzeranno…».

A quali beatitudini noi crediamo?

Se non si entra in una “logica di fede” le beatitudini evangeliche sembrano assurde. Per entrare in una logica di fede occorre avere incontrato Gesù e avere fatto un’esperienza trasformante dell’Amore di Dio. Allora ciò che è assurdo agli occhi degli uomini, appare la realtà più luminosa della vita ai nostri occhi.

L’incontro di Gesù porta a una “rivoluzione copernicana”: è la scoperta che al centro della vita non c’è il nostro IO, ma DIO e il suo Amore. «Non io, ma Dio», era il bellissimo motto del Beato Carlo Acutis, che con quattro parole riassumeva l’essenza della spiritualità cristiana. È esattamente ciò che si legge nella prima lettura, dal libro del profeta Geremia: «Maledetto l’uomo che confida nell’uomo… Benedetto l’uomo che confida nel Signore!».

La chiave è in questo verbo: “confidare”, che nel suo significato ebraico significa “appoggiarsi”, “poggiare i piedi su”, “porre le propria fondamenta su”.  Il povero, l’afflitto, l’affamato e il perseguitato non sono certamente beati per la loro condizione di sofferenza, ma lo sono perché, avendo incontrato il Cristo crocifisso e risorto, hanno scelto di fondare la casa della loro vita sulla roccia indistruttibile dell’Amore di Dio: nella condizione di sofferenza hanno saputo trovare in Lui la vera ricchezza, la forza, il nutrimento e il rifugio. E sono divenuti «come un albero piantato lungo un corso d’acqua», che «non teme la siccità»  e «non smette di produrre frutti»!

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