You are currently viewing Marta Robin: la mistica scelta per ravvivare l’amore

Marta Robin: la mistica scelta per ravvivare l’amore

«Ti ho scelta per ravvivare nel mondo l’amore che si spegne».

- Gesù -

 

Cenni biografici

Marta (Marthe) Robin è una mistica nata a Châteauneuf-de-Galaure (Drôme), nel sud-est della Francia, il 13 marzo 1902, sestogenita di Joseph Robin e Amélie-Célestine Chosson.

Nel 1918, in conseguenza dell’influenza spagnola, fu colpita da un’encefalite letargica, grave malattia neurologica che, dopo averla lasciata in coma per 27 mesi, nell’arco di un decennio, dopo un alternarsi di miglioramenti e peggioramenti, la portò ad essere paralizzata per tutta la vita.

Marta Robin, negli anni della sua giovinezza, si è nutrita dello spirito di Santa Teresa di Lisieux e, seguendo il suo esempio avrebbe voluto farsi carmelitana, ma le sue condizioni di salute non glielo consentirono.

Il 15 ottobre 1925, nello stesso giorno in cui papa Pio XI canonizzò Santa Teresa, Marta consacrò la sua vita a Dio e si abbandonò completamente a Lui.

Nel 1927, durante le sue esperienze mistiche, Santa Teresa del Bambino Gesù andò a trovare per tre volte Marta mentre era in coma. Riferirà poi che Teresa le aveva detto che non sarebbe ancora morta, ma che doveva proseguire la sua missione a favore del mondo intero.

Dal 25 marzo 1928, fino al giorno della sua morte, oltre ad essere quasi completamente paralizzata, non fu più in grado di assumere cibo né bevande, se non soltanto l’Ostia consacrata che le portavano una o due volte la settimana, mentre faceva più volte al giorno la comunione spirituale. Inoltre non dormiva più e doveva restare al buio poiché ipersensibile alla luce: tutte queste condizioni durarono per oltre cinquant’anni, compresa la sola assunzione dell’Eucaristia, fino alla morte.

Il 1928 fu anche l’anno in cui divenne terziaria francescana.


Marta visse la sua malattia come partecipazione alle sofferenze di Cristo, il quale le apparve nel settembre 1930 per coinvolgerla nella sua missione di redenzione. Infatti, da quello stesso anno, dopo aver ricevuto le stigmate, rivisse fisicamente e nell’anima, ogni venerdì la Passione di Gesù (le sofferenze, le estasi e anche le vessazioni diaboliche sono descritte nei quaderni della mistica francese).

Nel 1936, con la collaborazione dell’abate Finet, sacerdote lionese, fondò i Foyers de Charité (in italiano Focolari della Carità), un’associazione sul modello delle prime comunità cristiane, che si diffusero in tutto il mondo.

Marta Robin morì a Châteauneuf-de-Galaure il 6 febbraio 1981.

 

Il suo messaggio

“Ti ho scelta per ravvivare nel mondo l’amore che si spegne”.

Questa parola rivolta da Gesù a Marta riassume la missione che le è stata affidata: rivelare l’Amore incondizionato di Dio per ogni essere umano.

Marta è una testimone radiosa dell’amore di Cristo, uno strumento dello Spirito Santo, che permette al Signore di toccare le anime di chi si reca da lei. La forza di questo amore si manifesta in un corpo letteralmente martirizzato dalla sofferenza. Infatti, la sua vita ci ricorda che la speranza cristiana della Resurrezione passa attraverso la Croce, ma anche che “tutti i nostri dolori, Gesù li condivide, tutte le nostre croci, Gesù le vuole ricoprire di fiori”.

“Bisogna credere nel Buon Dio, bisogna credere nel suo Cuore, nella sua bontà, nel suo amore. Bisogna credere, anche se il dolore ci opprime, la sofferenza ci frantuma, la morte viene a trovarci, il dubbio ci invade. Sì, credere nel Cuore del Buon Dio, anche se sembra che Egli ci abbandoni. Credere nella sua Provvidenza così paterna, anche se tutto ci porterebbe al dubbio. Credere che Egli ci ama, anche se rimane lontano da noi. Credere che Egli è l’amico fedele in ogni momento, anche se permette le prove [… ]. Credere che Egli prega per noi, che è vicino a noi e che, prima o poi, ci farà sentire la sua presenza.”

 

La sua preziosa eredità:
la “nuova evangelizzazione”

“Fino alla fine dei tempi, sarò l’apostolo dell’Amore. Fino a quando resteranno sulla terra uomini che soffriranno o che lotteranno, (…) io intercederò in loro favore, verrò ad amarli e a soccorrerli”.

“Oggi, quando si guarda a ciò che nasce nella Chiesa, spesso troviamo Marthe Robin”
(Cardinal Decourtray, Arcivescovo di Lione
dal 1981 al 1994)

L’eredità di Marta Robin è costituita dal grande movimento di “nuova evangelizzazione” che è sorto in Francia a partire dagli ultimi decenni del ‘900, cioè da un apostolato audace, gioioso e fecondo, portato avanti specialmente da laici, nell’ambito di gruppi e comunità di fede, in cui si proclama prima di tutto l’Amore immenso di Dio e la sua azione in Gesù per mezzo dello Spirito Santo, che sostiene ogni relazione umana, in particolare le relazioni familiari, di coppia e comunitarie.

Direttamente dall’esperienza mistica di Marta Robin, in collaborazione con Padre Georges Finet, sono nati più di 70 “Foyers de Charité”, sparsi in tutto il mondo. Si tratta di comunità formate da sacerdoti e da laici che vivono una vita di famiglia, dove accolgono tutti coloro che desiderano compiere un ritiro spirituale della durata di sei giorni dove le persone possono ritrovare la fede che dicono di aver perso.  

Inoltre, Marta ha ricevuto, tra le decine di migliaia di visitatori giunti da lei per chiedere un consiglio, numerose persone che hanno approfondito la loro vocazione proprio grazie a Marta, intendendo con il termine “vocazione” quella riguardante sacerdoti, religiosi, consacrati in generale, ma anche coppie di sposi da lei rese salde o semplicemente consolate e giovani orientati con gioia sulla strada del matrimonio.

Particolarmente celebre e singificativa l’amicizia con il celebre filosofo Jean Guitton, uno dei 40 “Immortali” (membro dell’Académie Française), che partecipò come laico al Concilio Vaticano II e fu un intimo confidente di Paolo VI. Dapprima si recò scettico nella umile dimora dei Robin. Poi rimase conquistato dalla profondità e dalla saggezza delle risposte di quella contadina, oltre che dalla sua semplicità e dalla serenità che irradiava, nonostante il grave stato di infermità. Cominciò quindi a farle visita regolarmente. Le dedicò anche una biografia, dal titolo: “Ritratto di Marthe Robin. Una mistica del nostro tempo”. Disse di lei: “Possedeva un carisma superiore a qualunque altra persona che io abbia mai conosciuto. Non so spiegarlo… nonostante quella donna fosse isolata da tutto e lottasse continuamente contro il demonio”.

Altrove la descrive con queste parole: «Rassomigliava a una bambina, perfino nella voce. Era gaia più che gioiosa, la sua voce esile e bassa, il suo canto quello di un uccello. I suoi modi esprimevano l’essenza indefinibile della poesia». Inoltre, annotava: «Non aveva nessun talento, salvo, nella sua giovinezza, quello del ricamo. Al di là di qualsiasi cultura, al di là della povertà, si nutriva dell’aria, del tempo e dell’eternità. Perfino al di là del dolore. E tuttavia, subito presente a tutto e a tutti». «Mia moglie diceva: ”Altrove non ci sono che problemi, ma da lei non ci sono che soluzioni, perché si mette allo stesso tempo al centro del cielo e al centro della terra».

Il fatto paradossale è che Guitton conobbe Marta attraverso un amico ateo e convertito proprio grazie a lei, il filosofo, medico ed esegeta Paul-Louis Couchoud. Questi era peraltro docente universitario e fondatore di un collana di libri “anticristiana”. Si era sempre opposto con vigore, per ragioni filosofiche, all’idea stessa che un Dio potesse farsi uomo. Eppure, come riporta il giornalista Antonio Socci – “Couchoud capovolge la sua posizione e si converte perché un giorno si imbatte in un fatto: nella presenza evidente di Gesù vivo e operante nel XX secolo. La clamorosa conversione di Couchoud si verifica grazie al suo incontro con Marta Robin”.
Guitton ha raccontato la conversione di Couchoud nel suo libro
Ogni giorno che Dio manda in terra“. Qui, fra l’altro, riferisce: “Mi accadde di parlare con de Gaulle [il Presidente della Francia ndr] di Marthe Robin e di sentirgli dire che la considerava forse la persona più eccezionale di questo secolo. Il cardinale Daniélou condivideva questa opinione”.

L’eredità spirituale di Marta Robin va vista poi in relazione alle tante “nuove comunità” nate da persone che hanno avuto un forte legame con la contadina francese. Mentre il secolarismo sembrava portare verso un innarestabile decadimento del cattolicesimo in quella che era stata per secoli “la fille ainée”, la figlia maggiore della Chiesa, Marta annuncia che ci sarebbe stata una ripresa della fede “dal basso”, quindi non a partire dalle gerarchie ecclesiastiche, ma per un impulso dei fedeli guidati dallo Spirito Santo. E così è stato. Oggi, tra le realtà cattoliche più vive e foriere di vocazioni alla vita sacerdotale e consacrata troviamo alcune comunità nate secondo lo spirito del Concilio Vaticano II e i cui fondatori hanno riconosciuto un legame decisivo con la mistica della Drôme, a tal punto che il Cardinal Decourtray arrivò ad affermare: “Oggi, quando si guarda a ciò che nasce nella Chiesa, spesso troviamo Marthe [Robin]“.

Ecco i nomi di alcune nuove comunità che si riconoscono legate al carisma di Marta Robin:

  • Communauté de l’Emmanuel (che è l’anima attuale del santuario di Paray-le-Monial, in cui Gesù apparve a Santa Margherita Maria Alacoque)
  • Petits Frères de Marie-Mère du Rédempteur
  • Petites Sœurs de Nazaret
  • Missionnaires de Notre-Dame
  • Foyers “Claire Amitié” 
  • Fraternité Bethléem-Saint-Benoît
  • Communauté Nouvelle Alliance
  • Eau vive.

Hanno testimoniato del legame profondo con Marta anche molti altre figure spirituali, legate a esperienze comunitarie e carismatiche, come Père Laurent Fabre (Chemin Neuf), Père Nicolas Buttet (Eucharistein), Raphaël Cornu-Thénard (Anuncio – Congrès Mission) e Père René-Luc (Cap Missio).

 

Un enigma vivente per la scienza contemporanea

Davvero la vita di Marta Robin fu eccezionale sotto tutti i punti di vista!

La scienza non riuscì mai a spiegare come potesse mantenersi in vita una donna senza mangiare, bere e dormire per oltre cinquant’anni (nutrendosi solo del Pane eucaristico!).

Il vescovo di Valence incaricò due illustri medici di visitare Marta ed esprimere il loro parere scientifico. Il dottor André Ricard, chirurgo degli Ospedali di Lione, e il dottor Jean de Chaume, professore alla Facoltà di medicina e primario della Clinica neuropsichiatrica di Lione, la visitarono e stilarono un rapporto medico in cui, sotto giuramento, scrissero:

“Non presenta turbe psichiche di rilievo, né segni di affezione clinica: escludiamo la frode, la simulazione e l’origine isterica delle manifestazioni (stigmate, inedia, visioni, estasi); siamo obbligati a riconoscere la nostra impotenza; dichiariamo la presenza di vere stigmate sanguinanti, al di fuori di ogni imbroglio e preferiamo riconoscere che non vediamo né la causa né il meccanismo in base alle nostre attuali conoscenze…”.

“No, niente è impossibile all’amore! L’amore rende tutto possibile, tutto facile e tutto semplice”.

 

Rivelare al mondo chi è Dio

“Che la mia vita sia unicamente un canto d’amore e di riconoscenza, e che io viva come sto sognando di morire: semplicemente per amore”.

Marta Robin è abitata da questa passione per l’Amore di Dio, questo ardore per farlo conoscere così com’è veramente e scrive: “Vorrei trovarmi in ogni luogo contemporaneamente per dire e ridire al mondo quanto il Buon Dio è buono, quanto Egli ama gli uomini e quanto si mostra affettuoso e compassionevole per ciascuno dei suoi figli”. Marta è immersa nell’Amore di Dio e nella sofferenza scopre un Padre pieno di bontà, vicino e compassionevole. La sua vita quotidiana è trasfigurata e il suo messaggio, per le persone che desideravano farle visita, era semplice: “Dio è buono. Dio è Padre. Dio ci ama”.

 

Il percorso di beatificazione


Il 7 novembre del 2014, papa Francesco approva il decreto della Congregazione per le Cause dei Santi che riconosce l’eroicità delle virtù di Marta Robin. Si tratta di una tappa decisiva verso la beatificazione.

Perciò, proclamandola “Venerabile”, la Chiesa propone come modello per i cristiani il modo con cui Marta Robin ha vissuto le virtù teologali (fede, speranza e carità) e cardinali (giustizia, prudenza, forza e temperanza). Inoltre, riconosce il valore esemplare della vita di Marta, che si è interamente donata a Dio e agli altri senza egoismo, affrontando le situazioni difficili della vita con una forza che non è semplicemente umana.

Quali sono le prossime tappe?

Il riconoscimento di un miracolo

Il Postulatore della Causa di Beatificazione, padre Bernard Peyrous, ha deposto a Roma un dossier su un miracolo ottenuto grazie all’intercessione di Marta Robin. Questo miracolo è stato oggetto di un’inchiesta diocesana e sarà studiato dalla Congregazione delle Cause dei Santi che si avvarrà di testimonianze, documenti e analisi scientifiche. Qualora la commissione incaricata di questo esame riconoscerà la validità del miracolo, il Papa potrà allora decidere di dichiarare Marta Robin “Beata” alla data che riterrà opportuna.

Concludiamo con due preghiere: l’atto di abbandono che Marta scrisse il 15 ottobre 1925, a ventitré anni, “una vera e propria lettera d’amore” rivolta a Dio; una preghiera rivolta al Sacro Cuore di Gesù per chiedere la Beatificazione di Marta Robin.

 
ATTO DI ABBANDONO
di Marta Robin
 

Signore, mio Dio, hai domandato tutto alla tua piccola serva. Prendi dunque e accogli tutto. In questo giorno mi affido a Te senza riserve e senza nulla in cambio. O mio amato, è solo Te che voglio… E per amor tuo  rinuncio a tutto…

O Dio d’amore prendi la mia memoria e tutti i suoi ricordi. Prendi la mia intelligenza e fa’ che sia a servizio solo della tua massima gloria… Prendi tutta la mia volontà… Prendi il mio corpo e tutti i suoi sensi, il mio spirito e tutte le sue facoltà, il mio cuore e tutti i suoi affetti.

Ricevi l’immolazione che ogni giorno e ogni ora io Ti offro in silenzio. Degnati di accoglierla e trasformarla in grazie e benedizioni per tutti coloro che amo, per la conversione dei peccatori e la santificazione delle anime…

Prendi e santifica tutte le mie parole, tutte le mie azioni, tutti i miei desideri. Sii per l’anima mia il suo bene e il suo tutto. La dono e l’abbandono a Te.

Accetto con amore tutto ciò che viene da Te: dolore, sofferenze, gioia, consolazione, aridità, abbandono, rinuncia, disprezzo, umiliazione, lavoro, prove…

Dio mio, Tu conosci la mia fragilità e l’abisso infinito della mia grande debolezza. Se un giorno dovessi essere infedele alla Tua suprema volontà, se dovessi… disertare il Tuo cammino d’amore, oh!, te ne supplico, fammi la grazia di morire all’istante!

O Dio dell’anima mia, o Sole divino, io Ti amo, Ti benedico, Ti lodo, mi abbandono tutta a Te. Mi rifugio in Te.

Nel Tuo seno… Prendimi con Te. Non voglio vivere che in Te!

 
 PREGHIERA PER CHIEDERE
LA BEATIFICAZIONE DI MARTA ROBIN
 

Sacro Cuore di Gesù,

Tu hai manifestato a Marthe il tuo grande disegno di amore e di vita, per attirare a te tutti coloro che ti cercano o ti hanno dimenticato, e perché la sua incessante offerta di compassione e di misericordia partecipi ad una nuova Pentecoste.

Noi ti domandiamo che la sua beatificazione da parte della Chiesa serva a far conoscere te, Parola viva d’amore e di pace, e che, grazie all’intercessione di Maria, seguiamo il suo esempio per rispondere al grido di aiuto di tutti i nostri fratelli.

Degnati di esaudire le preghiere che ti rivolgiamo attraverso la tua serva Marthe, affinché si manifestino la tua gioia e la tua gloria. Amen.

 
 

Fonte: martherobin.com/it/