COMMENTO ALLA PAROLA DEL GIORNO

"Lampada per i miei passi
è la tua Parola,
luce sul mio cammino"

Salmo 119,105

 

II DOMENICA DI QUARESIMA (Anno B)

«Li condusse su un alto monte»

COMMENTO ALLA PAROLA
DEL 25 FEBBRAIO 2024

don Francesco Pedrazzi

Gen 22,1-2.9.10-13.15-18 Sal 115 Rm 8,31-34 Mc 9,2-10

Iniziamo da un dato curioso: alcuni degli avvenimenti più importanti della Bibbia accadono sulla cima di un monte.

Sulla cima del Mòria è ambientata la pagina culminante e più drammatica della vicenda di Abramo, nostro “padre nella fede”, in cui il patriarca scopre che il suo Dio è ben diverso dagli “dèi” dei popoli vicini, assetati di sacrifici umani (Prima Lettura) e non poteva allora sapere che quel Dio, che aveva risparmiato Isacco, non avrebbe risparmiato suo Figlio per amore nostro! (Seconda lettura).

Sul monte Oreb/Sinai Elia incontra Dio nel “suono silenzioso” di una brezza leggera e Mosè riceve da Dio il Decalogo. Sul monte Sion è collocata la Città Santa, Gerusalemme, e lì sorgeva l’imponente Tempio del Signore. A Gerusalemme il Figlio di Dio è morto e risorto per noi; più precisamente: è stato crocifisso sul “monte Calvario”, il Golgota.

In questa seconda domenica di Quaresima lo scenario è un «alto monte», verosimilmente il Tabor, su cui Gesù conduce Pietro, Giacomo e Giovanni «in disparte, loro soli» e lì «fu trasfigurato davanti a loro».

Perché tutti questi gloriosi eventi hanno come scenario la cima di un monte?

Probabilmente perché per la sua stessa conformazione geologica la cima di un monte orienta lo sguardo e il cuore verso il Cielo e quindi verso l’Infinito. Lo sapeva bene il Leopardi quando scriveva: «Sempre caro mi fu quest’ermo colle…  ma sedendo e mirando, interminati spazi…». È dalla cima di un monte o di un colle che si possono ammirare gli spazi “interminati” e fare esperienza dell’Infinito.  

Per questo Gesù condusse i tre discepoli su un “alto monte”: perché quello era il luogo ideale per fare esperienza della “Bellezza di Dio”.

I monti sono lontani da Orzivecchi ma non dal nostro cuore se davvero vogliamo salire in vetta. È certamente necessaria un po’ di spirito di sacrificio, come per tutte le cose che hanno valore in questa vita. È necessaria la fatica di uscire dalla propria “comfort zone”, di rompere con le abitudini accidiose, di “chiudere la porta” (Mt 6,6) ai tanti rumori molesti… ma sulla cima, quando saremo “IN DISPARTE, SOLI”,  ci attende un Padre a braccia aperte.  

Sarà la nostra “trasfigurazione” (trasformazione), che ci ricolmerà di luce e gioia e ci farà esclamare, con Pietro: «È bello per noi essere qui!». Amen.

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