L’Eucarestia, la “medicina dell’immortalità”

L’Eucarestia, la “medicina dell’immortalità”

La somma grandezza del Sacramento eucaristico
nella “Mysterium Fidei” di Paolo VI

La Chiesa Cattolica ha sempre religiosamente custodito come preziosissimo tesoro l’ineffabile mistero di fede che è il dono dell’Eucaristia, largitole da Cristo suo Sposo come pegno del suo immenso amore.

Papa Paolo VI con la pubblicazione della lettera enciclica Mysterium Fidei (in italiano “Mistero della fede”) sulla dottrina e il culto della Santissima Eucarestia, promulgata il 3 settembre 1965, riafferma solennemente la fede nella presenza reale di Cristo nell’Eucarestia.

Il documento è stato scritto a ridosso del Concilio Vaticano II, all’indomani della Lettera apostolica Sacram Liturgiam (25 gennaio 1964), nella quale il Santo Padre concretizzò le indicazioni per la riforma liturgica voluta dal Concilio in un periodo in cui anche all’interno della Chiesa sembrava diffondersi una tendenza razionalista che riduceva il Sacramento eucaristico ad un significato meramente simbolico. Perciò il Pontefice con questa lettera ha voluto confermare i fedeli circa l’importanza somma dell’Eucarestia, come mistero pasquale di Cristo e come segno sacramentale della Nuova Alleanza per la salvezza del mondo, che si manifesta in modo singolare e straordinario attraverso la presenza reale e sostanziale del Risorto nel pane e nel vino consacrati.

  • Messa e sacrificio della Croce

«Inchiniamoci a Dio senza contraddirgli, anche se ciò che Egli dice possa sembrare contrario alla nostra ragione e alla nostra intelligenza; ma prevalga sulla nostra ragione e intelligenza la sua Parola. Così anche comportiamoci riguardo al Mistero eucaristico, non considerando solo quello che cade sotto i sensi, ma stando alle sue parole: giacché la sua parola non può ingannare».    

                                                                                                San Giovanni Crisostomo

Nell’introduzione all’enciclica Paolo VI espone innanzitutto la fede espressa dai Padri conciliari e con le parole stesse del Concilio, egli dà la giusta importanza al Sacrificio Eucaristico, che proprio perché memoriale della Pasqua del Signore, non può essere disgiunto dal “sacrificio della Croce, una volta per sempre consumato sul Calvario e che è rappresentato in modo mirabile nel Mistero Eucaristico. Difatti, come racconta l’Evangelista, nell’ultima Cena preso il pane, Gesù rese grazie e lo spezzò e lo diede loro dicendo: Questo è il mio corpo dato per voi: fate questo in memoria di me.” Similmente prese il calice, dopo la cena, dicendo: “Questo è il calice del Nuovo Testamento nel mio sangue, sparso per voi”, ordinando poi agli Apostoli di far questo in sua memoria. Il Signore volle perciò che la cosa si rinnovasse in perpetuo e la Chiesa nascente l’ha fedelmente eseguito perseverando nella dottrina degli Apostoli e radunandosi per celebrare il Santo Sacrificio.

Il Mistero eucaristico pertanto è il “cuore e il centro della sacra liturgia”, essendo vincolo di carità e convito pasquale in cui si riceve Cristo e dove l’anima si riempie di grazia e protende i fedeli verso la gloria futura. Infatti, il Corpo e il Sangue di Gesù costituiscono la “medicina dell’immortalità“, come lo stesso Signore ha detto: “Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue, ha la vita eterna e io lo risusciterò nell’ultimo giorno” (Gv 6,55).

L’Eucaristia è dunque memoriale del sacrificio della Croce e di quella Pasqua di salvezza e redenzione per l’intera umanità, unica nella sua espletazione storica, i cui effetti però sono prolungati nel tempo fino alla fine del mondo, e la cui efficacia salutare redime quelle colpe che quotidianamente si commettono, in virtù dei meriti di Cristo e per il ministero della Chiesa. (Cfr. Concilio di Trento, sess. 22, Doctrina De Ss. Missae Sacrificio,  c. 1)

Paolo VI inoltre ricorda che ogni Messa, anche se privatamente celebrata da un sacerdote, non è tuttavia cosa privata, ma azione di Cristo e della Chiesa, la quale nel sacrificio che offre ha imparato ad offrire sé medesima come sacrificio universale, applicando per la salute del mondo intero l’unica e infinita virtù redentrice del sacrificio della Croce. Poiché ogni Messa celebrata viene offerta non solo per la salvezza di alcuni, ma anche per la salvezza di tutto il mondo.

  • Presenza sacramentale di Cristo nell’Eucarestia celebrata

Il Santo Padre poi fa sua con profonda convinzione la teologia della Chiesa Cattolica, e quale gesto di comunione con le Chiese Orientali, apre la sua riflessione con un’omelia di San Giovanni Crisostomo il quale pieno d’ammirazione disse con verità ed eloquenza: «Non vi meravigliate e non vi turbate. L’oblazione è la medesima, chiunque sia l’offerente, o Paolo o Pietro; quella stessa che Cristo affidò ai discepoli e che ora compiono i sacerdoti: questa non è affatto minore di quella, perché non gli uomini la fanno santa, ma Colui che la santificò. Come le parole che Dio pronunziò, sono quelle stesse che ora il sacerdote dice, così medesima è l’oblazione». Ciò significa che i Sacramenti sono azioni di Cristo, il quale li elargisce per mezzo dei suoi ministri.

Ricordiamo che la Mysterium Fidei ha lo scopo di dissipare ogni dubbio sorto a causa di alcune posizioni teologiche che tendevano a relativizzare il carattere sacrificale dell’Eucaristia e la presenza sostanziale di Cristo e ribadisce la verità di fede professata dalla Chiesa nel sacramento dell’Eucarestia e nella Messa cioè che Cristo Uomo-Dio, tutto intero si fa presente e tale presenza si dice reale non per esclusione, quasi che le altre non fossero reali, ma per antonomasia perché è sostanziale. Pertanto il nostro Salvatore nella sua umanità è presente non solo alla destra del Padre, secondo il modo di esistere naturale, ma insieme anche nel sacramento dell’Eucaristia «secondo un modo di esistere che, sebbene sia inesprimibile per noi a parole, tuttavia con la mente illustrata dalla fede possiamo intercedere e dobbiamo fermissimamente credere che è possibile a Dio».

  • Quel pane e vino sono il Corpo e il Sangue di Cristo

La Lettera prosegue soffermandosi  ulteriormente sul  tema della TRANSUSTANZIAZIONE, il più grande mistero della Fede che consiste nella convinzione che dopo la preghiera sulle offerte la sostanza del pane e del vino si converte totalmente nella sostanza del Corpo e del Sangue di Cristo. Questa convinzione, sebbene non espressa in questi termini, era già presente sin dalle origini del cristianesimo. Ne troviamo, ad esempio, una testimonianza significativa negli scritti di San Giustino martire del II secolo (siamo dunque nel primo millennio cristiano con la fede della Chiesa indivisa).

Paolo VI parte proprio dalle affermazioni dei Padri Orientali di cui la Chiesa latina ha sempre non solo conservato devozione ma ha posto le radici della propria dottrina, per dare la testimonianza della Chiesa cattolica sulla realtà del pane e del vino consacrati quale vero corpo di Cristo. Richiama le solenni parole di Sant’Ignazio di Antiochia: “L’Eucarestia è la carne del nostro Salvatore Gesù Cristo, che ha patito per i nostri peccati e che il Padre per sua benignità ha risuscitato” e poi quelle chiarissime e perentorie di Teodoro di Mopsuestia: “Il Signore non disse: questo è il simbolo del mio corpo e questo è il simbolo del mio sangue, ma: Questo è il mio corpo e il mio sangue, insegnandoci a non considerare la natura della cosa presentata, ma a credere che essa, con l’azione di grazia, si è tramutata in carne e sangue”.

“Il desiderio di Gesù Cristo e della Chiesa che tutti i Fedeli si accostino quotidianamente alla sacra mensa, consiste soprattutto in questo: che i fedeli, uniti a Dio in virtù del sacramento, ne attingano forza per dominare la libidine, per purificarsi dalle lievi colpe quotidiane e per evitare i peccati gravi, ai quali è soggetta l’umana fragilità”. San Pio X

Nella conclusione dell’enciclica, il Papa, dopo aver richiamato la grandezza e la singolarità del sacramento dell’Eucarestia quale presenza, dono e mistero del Cristo fattosi nostro pegno per la vita futura, esorta la Comunità cristiana a fare tesoro di questa presenza. Ecco le parole del Pontefice: “L’Eucarestia conservata nei templi e negli oratori è come il centro spirituale della comunità religiosa e parrocchiale, anzi della Chiesa universale e di tutta l’umanità, perché essa sotto il velo delle sacre specie contiene Cristo Capo invisibile della Chiesa”. Infatti, questo “adorare”, “visitare”, “incontrare” Cristo nel Santissimo Sacramento, non significa estraniarsi dal mondo, ma è un modo per sentirsi uniti a Lui e fare Comunione con tutti gli uomini redenti dal suo infinito amore.