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La nascita di Gesù nell’esperienza mistica di Santa Brigida di Svezia

Santa Brigida (Svezia, 1303 – Roma, 1373) visse in profondo e intimo contatto con Cristo e la Santa Vergine. Mentre si trovava davanti alla grotta della basilica della Natività, in occasione del suo pellegrinaggio a Betlemme nei giorni 15 e 22 agosto del 1372, ebbe la visione riferita qui di seguito. Il racconto presenta la scena della natività in movimento e offre, con molta discrezione e infinita delicatezza, ma anche con vigoroso realismo, la descrizione del parto di Maria e della nascita di Gesù.

“A Bethlem, innanzi ai presepe, vidi una bellissima giovane Vergine, che era gravida. Era vestita di un saio bianco e di una sottile tunica, attraverso la quale io vedevo chiaramente le sue carni verginali. II suo seno era pieno e molto turgido, poiché era già pronta per il parto. Con lei era un molto rispettabile uomo anziano, ed avevano un bue ed un asino. Giunti che furono nella grotta, il vecchio legò il bue e l’asino alla mangiatoia, poi uscì e portò alla Vergine una torcia; la fissò alle pietre del muro ed uscì nuovamente per non essere personalmente presente al parto. Allora la Vergine si tolse dai piedi le scarpe, la mantella bianca con la quale era coperta e così pure il velo che aveva sulla testa e pose il tutto accanto a sé. Adesso ella era rivestita soltanto della tunica ed i capelli biondi come l’oro le cadevano sulle spalle. Prese due piccoli panni di lino e altri due di lana molto sottili e pulitissimi, che aveva con sé per ravvolgervi il bambino che sarebbe nato, e inoltre due striscioline di lana per coprire il corpo e avvolgerne la testa; pose il tutto accanto a sé per averlo a portata di mano e farne uso al momento opportuno.
Quando questi preparativi furono completati, la Vergine si inginocchiò con molta devozione e cominciò a pregare. Ella, voltata la schiena alla mangiatoia, alzò il viso al cielo e volse lo sguardo verso oriente. Con le mani alzate e gli occhi rivolti al cielo stava in ginocchio come rapita in dolcissima estasi di contemplazione, inebriata di divina dolcezza. Mentre era così assorta nella preghiera, vidi muoversi Colui che era nel suo grembo e subito, in un momento, in un batter d’occhio, diede alla luce il suo Figlio. Dal Neonato emanava tanta indescrivibile luce e tanto splendore, che il sole non potrebbe reggere al confronto; e la torcia, che il vecchio aveva portato dentro la grotta, non dava più alcun chiarore, perché quel divino splendore aveva annullato il materiale chiarore della candela.
Ma il modo di partorire era stato tanto improvviso e rapido che io non potei né scorgere né distinguere in qual modo e in quale parte del corpo il parto sia avvenuto. Ma vidi subito il glorioso Bambino giacere a terra, luminoso, nudo ma pulitissimo. La sua pelle era nitidissima e sul suo corpo non c’era alcunché di sudicio o di impuro. In quell’istante, udii anche il canto, mirabile per soavità e di grande dolcezza, degli angeli. Subito il ventre della Vergine, che prima del parto era turgidissimo, tornò normale: e allora il corpo della donna si mostrò delicato e di mirabile bellezza. Quando la Vergine sentì di aver partorito, subito chinò il capo e giunse le mani al petto; poi con grande riverenza cominciò ad adorare il Bambino dicendogli:
«Benvenuto, mio Dio, mio Signore, mio Figlio». Ma il Bambino piangeva e tremava per il freddo e per la durezza del suolo sul quale giaceva, stendeva le braccia e le gambe e si muoveva in cerca di tepore e dell’affetto della Madre. Ella allora lo prese tra le sue mani, lo strinse al suo petto e, accostando la sua guancia a quella del bambino, con il seno lo riscaldava con grande gioia e amorevole tenerezza materna. Poi si sedette sul pavimento, si pose il Bambino sulle ginocchia, prese con le sue dita il sottile ombelico che si ruppe subito e senza che ne uscisse sangue o siero. Subito dopo cominciò a ravvolgere il Neonato: dapprima nei panni di lino e poi in quelli di lana, facendo questo con grande accuratezza; infine fasciò tutto il corpicino, comprese le gambe e le braccia, in una fascia, che era cucita ai quattro lati di panno di lana; infine ravvolse la testolina nelle strisce di lana che aveva portato con sé. Quando tutto questo fu fatto, entrò il vecchio il quale, prosternandosi in ginocchio a terra, adorò il Bambino, piangendo di gioia. Durante il parto la Vergine non cambiò di colore né soffrì né dette alcuno dei segni delle doglie che sono abituali nelle partorienti: soltanto il suo ventre era tornato allo stato in cui era prima che il bimbo fosse concepito. Poi la Donna si alzò con il Bambino sulle braccia e lei e Giuseppe lo posero nella mangiatoia e, inginocchiatisi, lo adorarono con gioia e immensa letizia. Successivamente, nello stesso luogo, mi apparve la Vergine Maria e mi disse: «Figlia mia, già da molto tempo ti avevo promesso, quando eri a Roma, che qui, in Bethlem, ti avrei mostrato in qual modo avvenne il mio parto. Benché di questo avvenimento io ti abbia già mostrato qualche particolare a Napoli – cioè in qual posizione mi trovavo quando diedi alla luce mio Figlio – sappi, tuttavia, con tutta certezza, che io mi trovai e partorii nella posizione che ora hai visto: stavo in ginocchio, pregando ed ero sola nella stalla. Io partorii con tale rapimento e letizia dell’anima che non sentii alcun peso né alcun dolore quando egli uscì dal mio corpo. E subito lo avvolsi in mondi pannolini, che già da lungo tempo avevo preparati. Al vedere ciò Giuseppe fu preso da meraviglia e da grande gaudio e letizia perché avevo partorito senza aiuto alcuno. Molta gente di Bethlem era occupata con il censimento, ed erano tanto intenti a questo che non fu possibile che le meraviglie di Dio si diffondessero tra foro. Sappi inoltre e con verità che quantunque la gente si sforzi di affermare in base al comune sentire umano, che il mio Figlio è nato in modo naturale e normale, tuttavia è verissimo e privo di dubbio che egli è nato come altra volta ti ho detto e come questa volta hai visto»“.

Gesù, Figlio di Dio, ti adoriamo e ti amiamo! 

 

NOTA TEOLOGICA SULLE ESPERIENZE MISTICHE

 

Fonte: onos46.it