Il 25 MARZO e le SACRE SPINE: il mistero dell’Incarnazione che si riverbera nella Passione di Cristo

Il 25 MARZO e le SACRE SPINE: il mistero dell’Incarnazione che si riverbera nella Passione di Cristo

Quando il Venerdì Santo, giorno della Passione e Morte di Gesù, cade il 25 marzo, solennità dall’Annunciazione, le reliquie delle Sacre Spine della corona che avvolse il capo di Gesù “fioriscono”. Così é avvenuto, nel 2016, anche a due Sacre Spine del Tesoro delle Sante Croci conservate nel Duomo Vecchio di Brescia. Secondo gli studiosi, la morte di Cristo avvenne proprio il 25 marzo.

LA CORONA DI SPINE DI GESÙ

La reliquia

La reliquia più famosa di questa corona è ospitata nella cattedrale di Notre Dame a Parigi. È un cerchio di rami uniti con fili d’oro. Le spine sono attaccate a questo cerchio intrecciato, che misura 21 centimetri di diametro. Le spine furono rimosse nel corso dei secoli dagli imperatori bizantini e dai re di Francia. Ce ne sono settanta, tutte dello stesso tipo, che sono state confermate come spine originali. É impossibile sapere se è la corona reale di spine, ma è stata venerata come tale per molte centinaia di anni. Le spine della corona sono state distribuite in tutto il mondo. E sono state protagoniste di molti miracoli.

La reliquia della corona di spine conservata nella cattedrale di Notre Dame a Parigi

Simbologia delle spine

La simbologia delle spine che sono state poste sulla testa di Gesù Cristo dopo la flagellazione è multipla. In primo luogo, le spine intrecciate come una corona significano una derisione umana e terrena della condizione di Re dei re di Gesù Cristo. È come accettare il suo regno, ma dargli una corona ridicola, grottesca e beffarda. Ciò coincide con l’immagine del servo sofferente di Isaia 53.

La seconda simbologia è legata alla volontà di Gesù di sopportare disprezzo, dolore e vergogna. Perché la corona di spine non ha solo il significato di un epilogo per chi l’ha portata, ma ha anche prodotto un forte dolore nel ferire i nervi della testa.

Il terzo simbolismo si riferisce alla creazione descritta in Genesi e al peccato di Adamo ed Eva. Prima del peccato originale, la Terra collaborante con l’uomo permetteva di essere coltivata facilmente. L’uomo vedeva le piante crescere senza problemi nel Giardino dell’Eden. Ma dopo il peccato originale, la natura cominciò a produrre spine ed erbacce mescolate con i frutti. Ciò ha richiesto il lavoro, il sudore e le lacrime dell’uomo per produrre cibo (Genesi 2). Perciò le spine portate su una corona simboleggiano la maledizione del peccato sulla testa di Gesù.

E c’è un quarto simbolismo scoperto di recente, che si riferisce all’utilità della pianta con cui è stata fatta la corona di spine. Ci sono diverse piante che sono menzionate come candidate per essere state usate per la corona di spine, ma la più citata è la Ziziphus Spina Christi.

La pianta Ziziphus Spina Christi

Il Centro di ricerca agricola Volcani di Israele ritiene che questa pianta sia il pioniere nella lotta contro la desertificazione. Poiché resiste all’aumento della temperatura e dell’aridità, può estrarre l’acqua da profondità sotterranee e conserva la capacità di realizzare la fotosintesi nonostante le temperature e le radiazioni. E fornisce anche sostentamento per api e insetti in aree minacciate da calore mortale. Il più antico Ziziphus si trova ad Ayn Husb, in Palestina, e ha circa 2000 anni.

COME LE SACRE SPINE ARRIVARONO IN ITALIA

Nel 326 Sant’Elena, madre dell’imperatore Costantino, durante un pellegrinaggio in Terra Santa trovò la croce, la corona di spine, i chiodi. Immediatamente questi strumenti iniziarono ad essere oggetto di devozione e la gente andava in pellegrinaggio per pregare davanti alle diverse reliquie della Passione. In seguito furono trasferite a Costantinopoli e poi in Europa. San Vicente de Lerins, morto nel 445, ha detto che la corona di spine era parte della “regalia sacra” e riferisce che essa aveva la forma di un pileo, cioè di un elmo militare romano, “che toccava e copriva la testa da tutti i lati”.

Il tipo di corona di spine che fu messa sul capo di Gesù

Cassiodoro dice anche di aver visto lì, a Gerusalemme, la corona di spine. Gregorio de Tours la venerò nel 593 e nella sua Storia dei Franchi afferma di essere rimasto colpito dal colore verde brillante e dalla freschezza della reliquia. E scrive altrove che la corona si era miracolosamente rafforzata con il passare del tempo. San Luigi (IX) re di Francia acquistò la Santa Corona dall’imperatore di  Costantinopoli pagandola una cifra astronomica: 135.000 livree, ossia la metà del totale delle spese annuali del suo regno. Se riportassimo la cifra ai nostri giorni, sarebbe una quantità di molto superiore alla spesa di uno stato moderno per la difesa. Però la maggioranza delle spine o mancavano o si erano staccate durante il trasporto. La Corona di Spine fu accolta a Parigi con grande pompa nell’anno 1239. Il re la accolse con indosso solo una tunica di lino e a piedi nudi. E in questo modo, con in mano la reliquia e accompagnato da suo fratello Robert d’Artois, la portò in processione fra la folla che cadeva in ginocchio al loro passaggio. Per ospitarla degnamente, fece erigere uno dei più bei gioielli dell’arte gotica, la “Sainte Chapelle”. In quella Chiesa la reliquia rimase fino alla  Rivoluzione francese, poi ebbe varie altre peregrinazioni, per approdare, alla fine, a Notre Dame dove ancora si trova.

Nei secoli a seguire, le Sacre Spine divennero oggetto di regali importanti attraverso i quali approdarono in Italia: dalla corona infatti furono staccate alcune spine destinate in dono a chiese e santuari ritenuti particolarmente meritevoli per essersi distinti nell’operato religioso svolto. In Italia i frammenti di questa sacra reliquia, oggi, vengono venerati in diverse città e gli inventari hanno registrato più di 160 spine presenti nel nostro Paese. Certamente il numero di spine con cui incoronarono Nostro Signore fu molto grande; nell’inventario compaiono spine che sono state tagliate in due o tre parti e altre che sono considerate reliquie per essere state messe in contatto con le originali.

I PRODIGI DELLE SACRE SPINE

In molti luoghi, vari miracoli sono attribuiti alle Sacre Spine di Nostro Signore, come liberarsi da parassiti, difendersi dalle tempeste o dai nemici, ecc. Ma ci sono altri fenomeni miracolosi che possono essere raggruppati in tre categorie: 1. La reviviscenza; 2. La fioritura; 3. L’inverdimento.

Reviviscenza sulla Sacra Spina di Bagnoli Irpino, 25 marzo 2016

1. Reviviscenza: quando la spina dorsale ha una goccia di sangue, e quel sangue che è secco rivive in certe circostanze e diventa rosso.
Di questo tipo, 24 casi sono conteggiati e autenticati in Italia.

2. Fioritura: quando la spina fiorisce o emette piccole gemme.

Fioritura sulla Sacra Spina di San Giovanni Bianco (BG), il 25 marzo 2016. Il 2 aprile 2005, mentre Giovanni Paolo II era in agonia, la spina, osservata da molti testimoni, ha assunto una tonalità granata che nella domenica del 3 aprile si è fatta ancora più intensa.

3. Inverdimento: quando la spina diventa flessibile e fresca, come se provenisse da una pianta vivente.

Le Sacre Spine del Tesoro delle Sante Croci di Brescia.
Il 25 marzo 2016 due delle tre spine diventarono verdi

In totale, in Italia ci sono 41 luoghi in cui si verificano questi fenomeni. Quando si verificano? Il più comune è quando il Venerdì Santo coincide con il 25 marzo, per una relazione molto stretta tra il mistero dell’Annunciazione e quello della Passione di Nostro Signore. La coincidenza delle due ricorrenze è rarissima: si realizza tre, quattro volte per secolo. Nel secolo scorso si è verificata nel 1910, nel 1921 e nel 1932. In questo secolo, nel  2005, nel 2016, e ora bisogna aspettare il  2157In alcuni casi anche negli altri venerdì santi avviene questo fenomeno, a volte per breve tempo o talvolta anche per mesi: ad esempio a Perugia dove ogni anno, il Venerdì Santo, nell’ora della Passione, la spina diventa verde, il Sangue rinasce. E appaiono piccoli fiori d’oro, bianchi, blu e verdi, con alcuni bagliori che appaiono e scompaiono, come se il prezioso Sangue bollisse. Come se la spina non si fosse asciugata in migliaia di anni, ma fosse stata tagliata lo stesso giorno da un biancospino vivo e lussureggiante.

IL MIRACOLO DELLE SACRE SPINE DI BRESCIA

Il 25 marzo del 2016, Venerdì Santo, alle 9.30 in Duomo Vecchio, venne prelevato dal Tesoro delle Sante Croci il prezioso Reliquario contenente le Sacre Spine e fu portato nella Cattedrale dove era prevista la celebrazione dell’Ora Nona con la partecipazione del vescovo di allora Mons. Luciano Monari, dei canonici della Cattedrale, dei Custodi e di parecchi fedeli. Dopo la preghiera del mattino e la benedizione, mentre proseguiva l’adorazione alla Santa Reliquia, i presenti videro con grande emozione ciò che a lungo avevano desiderato di vedere: due delle tre sacre spine racchiuse nel reliquario, prima una poi l’altra, passare, alternativamente, dal solito marrone chiaro al verde tipico delle gemme in attesa di fiorire. L’evento, straordinario, durò fino alle 11. Si è così ripetuto il segno raccontato dagli storici più anziani, ma anche da cronache abbastanza recenti. 

Esposizione delle Sante Croci nella Cattedrale di Brescia. Sull’altare, a destra, si nota il reliquiario in argento dorato, di inizio XVI secolo, con le tre spine: due provenienti dal monastero di S. Giulia (soppresso in epoca napoleonica), la terza fatta aggiungere dal vescovo di Brescia Mons. Girolamo Verzeri (1850-1883).

(Fonti: santateresaverona.it, it.zenit.org, nx.tonyassante.com, reliquiosamente.com, bresciaoggi.it)