COMMENTO ALLA PAROLA DEL GIORNO

"Lampada per i miei passi
è la tua Parola,
luce sul mio cammino"

Salmo 119,105

 

III DOMENICA DI QUARESIMA (Anno B)

«Gesù si arrabbia veramente nel tempio?»

COMMENTO ALLA PAROLA
DEL 3 MARZO 2024

don Francesco Pedrazzi

Es 20,1-17 Sal 18 1Cor 1,22-25 Gv 2,13-25

Capita a volte di sentire qualcuno che giustifica le proprie arrabbiature richiamandosi all’episodio in cui Gesù scaccia i mercanti fuori dal tempio, ma questa giustificazione non è legittima. Perché?

Nello stesso vangelo di Giovanni, da cui è tratto il brano di questa domenica, Gesù è chiamato “l’Agnello di Dio”, perché mite e mansueto, come scrive Isaia: «Era come agnello condotto al macello» (Is 53,7). Lo stesso Gesù dice: «Imparate da me, che sono mite cioè gentile, dolce, buono e umile di cuore» (Mt 11,29).

E allora come si spiega questa “sfuriatadel Signore?

Gesù non è in preda alla rabbia, all’“ira”, che è un peccato capitale e che consiste in una reazione istintiva e passionale a un torto subito. Al contrario, compie un atto lucido, ragionevole, meditato, “profetico” motivato dallo “zelo”, cioè dall’amore ardente per la “sua casa”, come si evince dal testo stesso.

Scacciando i mercanti dal tempio Gesù “predica” mediante un “gesto eloquente”, affinché non facciamo della casa del Padre suo «un mercato» e aggiunge: «Distruggete questo tempio e in tre giorni lo farò risorgere». L’evangelista annota: «Egli parlava del tempio del suo corpo».

Quindi la vera casa del Padre suo, il TEMPIO in cui s’incontra Dio è il suo Corpo: la santissima Eucaristia! Accogliendo Gesù in noi anche il nostro corpo diventa «tempio di Dio» in cui abita lo Spirito Santo (cfr. 1Cor 3,16) 

In questo segno profetico, rivolto anche a noi, Gesù chiede di non fare del tempio del nostro corpo «un mercato» e di allontanare con decisione e vigore (la «frusta di cordicelle») quegli idoli che lo profanano, che ci mantengono nella schiavitù, nonostante il Signore ci abbia liberati: «Io sono il Signore, tuo Dio, che ti ho fatto uscire dalla terra d’Egitto, dalla condizione servile. Non avrai altri dèi di fronte a me» (Prima Lettura). Amen.                               

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