FRANCESCO Marto:  il fanciullo santo che offrí la sua malattia per  consolare Gesù

FRANCESCO Marto: il fanciullo santo che offrí la sua malattia per consolare Gesù

Ammalatosi durante la pandemia di influenza spagnola, egli ricevette la malattia come “un dono immenso” per consolare Cristo, “tanto triste per via di tanti peccati”, diceva – per redimere i peccati delle anime e guadagnarsi il Paradiso.

LA VITA

Nato l’11 giugno 1908 ad Aljustrel, frazione di Fatima in Portogallo, Francesco Marto era il decimo figlio di Emanuele Pietro Marto e Olimpia di Gesù. Insieme alla sorella minore Giacinta e alla cugina Lucia, fu uno dei veggenti delle apparizioni mariane di Fatima, tra il maggio e l’ottobre 1917; all’epoca aveva nove anni. Ammalatosi durante una violenta epidemia di spagnola nel 1918, morì il 4 aprile di quell’anno, dopo aver ricevuto la sua prima ed ultima Comunione. La sorella Giacinta lo seguì il 20 gennaio 1920. Entrambi sono stati beatificati da san Giovanni Paolo II il 13 maggio 2000 e canonizzati diciassette anni esatti dopo da papa Francesco. I resti mortali di Francesco Marto sono venerati nella Basilica di Nostra Signora del Rosario di Fatima, nella cappella sul lato destro dell’altare maggiore.

I tre pastorelli di Fatima: Giacinta, Lucia e Francesco

IL CARATTERE DI FRANCESCO

Francesco aveva un carattere mite, umile, paziente. Lucia, nelle sue Memorie, descrisse Francesco come un bambino vivace, ma non capriccioso, dotato di un carattere pacifico. Nei giochi, se sorgeva qualche discussione, lui cedeva senza resistere: accettava la sconfitta benevolmente e tendeva ad isolarsi, non si dava cura e pensiero se veniva emarginato. Era sempre sorridente, gentile, condiscendente. Quando qualcuno si ostinava a negargli i suoi diritti di vincitore, si piegava senza resistere: «Credi di aver vinto tu?! E va bene! A me non me n’importa!» e se qualcuno degli altri bambini insisteva nel togliergli qualcosa che gli apparteneva, diceva: “Fa’ pure… a me che me n’importa?!”». E davvero nulla gli importava, se non le realtà celesti. Era di poche parole, amava il silenzio e non mancava occasione per mortificarsi con atti di eroismo. Anche per fare la sua preghiera e offrire sacrifici gli piaceva nascondersi perfino dalla sorella e da Lucia.
Quando andava a scuola, arrivando a Fatima, gli piaceva restare in chiesa «vicino a Gesù»

LA PREGHIERA E LA MISSIONE DI CONSOLATORE

Quella di Francesco fu anima di profonda preghiera. Quando prese ad andare a scuola a volte diceva a Lucia: «Senti, tu va’ a scuola. Io resto qui, in chiesa, vicino a Gesù nascosto. Per me non vale la pena di imparare a leggere; fra poco vado in Cielo. Quando torni, vieni a chiamarmi». Allora si metteva vicino al Tabernacolo e, interrogato su cosa facesse tutte quelle ore, egli affermava: «Io guardo Lui e Lui guarda me». Sentì che la sua missione era di pregare incessantemente secondo le intenzioni della Madonna. Nutrì una speciale devozione all’Eucaristia e trascorreva molto tempo in chiesa ad adorare il Santissimo Sacramento, che chiamava «Gesù nascosto».
Ogni giorno recitava i quindici misteri del Santo Rosario e spesso ne aggiungeva altri per soddisfare i desideri della Vergine. Pregava per consolare Dio, per onorare la Madre del Signore, per suffragare le anime del Purgatorio, per sostenere il Sommo Pontefice nella sua missione di pastore universale; pregava per le necessità del mondo sconvolto dall’odio e dal peccato.
Francesco Marto non fu solo l’ambasciatore di un invito alla preghiera e penitenza, ma con tutte le forze si sforzò di incarnare nella sua vita tale messaggio, che proclamò al mondo più con le opere che con le parole. Non perdeva nessuna occasione per unirsi alla Passione di Cristo e così cooperare alla salvezza delle anime, alla pace nel mondo e alla crescita della Chiesa. Sapeva accettare e sopportare la sofferenza con esemplare rassegnazione e accolse la «Spagnola», che lo portò via, come un dono immenso per consolare Cristo, per riscattare i peccati delle anime e per raggiungere il Paradiso. Francesco pensava a consolare il Signore e la Madonna. Ricordando la promessa di Maria Vergine, della quale aveva sempre un’immensa nostalgia, di portarlo presto in Cielo con Giacinta, gioiva dicendo: «lassù almeno potrò meglio consolare il Cuore di Gesù e di Nostra Signora».

LA MALATTIA E LA MORTE

Alla fine del 1918 Francesco (e Giacinta) fu colpito dall’epidemia di broncopolmonite, la terribile “Spagnola”, che seminò tanti morti in tutta Europa. La malattia lo rendeva così debole da non aver più la forza di recitare il Rosario.
Il bambino sapeva perfettamente che sarebbe morto presto. Tale certezza gli veniva da quanto la Madonna aveva detto nell’apparizione del 13 giugno 1917, alla domanda di Lucia di portarli in Cielo: «Sì, Giacinta e Francesco li porterò presto».
Durante la malattia Francesco si mostrò sempre allegro e contento. Quando Lucia gli domandava se soffriva molto, egli così rispondeva: «Abbastanza, ma non fa niente, soffro per consolare il Signore, e poi tra poco vado in Cielo!».
Nel febbraio 1919 le sue condizioni peggiorarono visibilmente e fu deciso di farlo rimanere a letto, assistito quasi sempre da Giacinta. Un giorno i due bambini mandarono a chiamare Lucia che, appena entrò da loro, disse: «La Madonna è venuta a trovarci e dice che presto tornerà a prendere Francesco per condurlo in Cielo»
Il 2 aprile lo stato di salute di Francesco era così aggravato che fu chiamato il parroco per confessarlo. Egli temeva di morire senza poter ricevere la prima Comunione e questo pensiero gli causava una grande pena. Ma il parroco lo accontentò amministrandogli per la prima volta l’Eucaristia la sera stessa.

L’indomani Francesco confidò alla sorellina Giacinta: «Oggi sono più felice di te, perché ho Gesù nel mio cuore». E insieme si misero a recitare il santo Rosario. A notte salutò Lucia, dandosi un arrivederci in Cielo. Poi disse alla madre: «Guarda, mamma, che bella luce là, vicino alla porta!… Adesso non la vedo più…».
Il suo volto si illuminò di un sorriso angelico e, senza agonia, senza contrazione, senza un gemito, spirò dolcemente; erano le 10 di sera. Ancora non aveva 11 anni. Fu sepolto nel cimitero parrocchiale.

Nostra Signora di Fatima,
Tu che hai scelto Francesco,
per annunciare al mondo
i desideri del tuo Cuore lmmacolato,
aiutaci ad accogliere il tuo messaggio di conversione,
perché liberati dal peccato
possiamo vivere una vita nuova.

San Francesco che fosti capace di offrire grandi sacrifici
in dono alla Vergine Maria
per la salvezza dei peccatori,
aiutaci a non sprecare
le piccole croci quotidiane,
ma a renderle offerta preziosa e gradita a Dio
per la salvezza del mondo.

Tu che fosti colpito dall’influenza spagnola
offrendo eroicamente a Gesù le tue sofferenze,
guarda noi e l’umanità intera afflitta da questa nuova epidemia
che sta seminando sofferenza e morte.
Prega il Signore Gesù
perché l’Italia e il resto del mondo
siano presto liberati da questo virus
e doni salute e consolazione
a tutti coloro che ne vengono contagiati.

Nostra Signora di Fatima,
per intercessione del Pastorello San Francesco,
Fa’ che noi tutti possiamo trovare,
nel tuo Cuore lmmacolato e materno,
aiuto, rifugio e protezione.

San Francesco, Pastorello di Fatima,
prega per noi!

(Fonti: santiebeati.it, svmaria.com)