COMMENTO ALLA PAROLA DEL GIORNO

"Lampada per i miei passi
è la tua Parola,
luce sul mio cammino"

Salmo 119,105

 

II DOMENICA DOPO NATALE (ANNO C)

«Dov'è Colui che è nato?»

COMMENTO ALLA PAROLA
DEL 5 GENNAIO 2025

don Francesco Pedrazzi

Sir 24,1-4.12-16 Sal 147 Ef 1,3-6.15-18 Gv 1,1-18

I protagonisti indiscussi dell’Epifania sono i Magi. Certo, non dimentichiamo che questa festa è il “compimento del Natale” e al centro di tutto c’è sempre “il Bambino Gesù, con Maria sua Madre” (san Giuseppe non è presente nel racconto di Matteo).

Tuttavia, c’è anche un’altra “presenza” importante: la STELLA. È la stella che “guida” i Magi dapprima a Gerusalemme e in seguito, dopo essere scomparsa per un certo tempo, a Betlemme. 

Che cos’era esattamente questa stella?

Esegeti, biblisti, teologi, mistici, astrologi e astronomi si sono sbizzarriti nel cercare di rispondere a questa domanda. Una cometa? Un angelo? Un segno miracoloso?

Poco importa. Ogni ipotesi va bene, perché in realtà ciò che conta ciò che significa questa “presenza” nel viaggio dei Magi.

La stella è lo strumento di cui Dio si serve per condurre dei pagani, cioè uomini che professavano un’altra religione, nel luogo dove si trovava il suo Figlio Unigenito. Si noti che per arrivare a Betlemme essi hanno bisogno anche di mettersi in ascolto delle Sacre Scritture, grazie agli scribi di Gerusalemme.

Il viaggio dei Magi è il viaggio che Dio desidera per ogni persona, a qualunque religione essa appartenga, qualunque sia la sua “fede”. Egli non lascia mancare a nessuno le sue “stelle”, i suoi “segni luminosi”, che possono essere persone, incontri, esperienze ed eventi ordinari o straordinari.   

«Siamo venuti ad adorarlo», dicono i Magi. Per mettersi in cammino è necessario che il nostro cuore sia animato dal desiderio di cercare Gesù seguendo le “stelle” che Dio mette sul nostro cammino per trovarlo e “adorarlo”, in modo da provare una “gioia grandissima”, riconoscendo in Lui il Dio fattosi uomo (segno dell’incenso), il Re della nostra Vita (segno dell’oro) e colui che è morto e risorto per noi (segno della mirra) per farci diventare “figli di Dio” e liberarci dalla paura della sofferenza e della morte.

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