“Domenica della gioia”: come i Santi hanno vissuto la gioia? L’esempio del Beato PIERGIORGIO FRASSATI

Pier Giorgio Frassati (1901-1925)

«Tu mi domandi se sono allegro. E come potrei non esserlo? Finché la fede mi darà la forza, sempre allegro! Ogni cattolico non può che essere allegro; la tristezza deve essere bandita dagli animi cattolici: il dolore non è la tristezza, che è una malattia peggiore di ogni altra. Questa malattia è quasi sempre prodotta dall’ateismo; ma lo scopo per cui siamo stati creati ci addita la via, seppur seminata di molte spine, ma non una triste via: essa è allegra anche attraverso i dolori… La nostra vita per essere cristiana è una continua rinunzia, un continuo sacrificio, che però non è pesante quando si pensi cosa sono questi pochi anni passati nel dolore in confronto all’eredità felice, dove la gioia non avrà misura e fine, dove noi godremo di una pace inimmaginabile.» 
(Lettera alla sorella Luciana)

UN SANTO DEI NOSTRI GIORNI

Cresciuto in una famiglia alto borghese e poco unita, attenta più all’apparenza che all’essere, all’avere più che ai sentimenti, Pier Giorgio Frassati rappresenta il figlio dei nostri giorni: cresciuto nel benessere e nella superficiale attenzione ai valori della vita e ai principi evangelici. Invece di adeguarsi a quello stereotipo di esistenza sterile, lui si oppone e pur continuando, a differenza di un san Francesco d’Assisi, a vivere fra le pesanti mura domestiche, segue ugualmente un cammino di perfetta carità.
La sua breve, ma intensa esistenza, fu la realizzazione, nel quotidiano, dello straordinario nell’ordinario. Ogni suo atto era svolto con la volontà del missionario, dell’evangelizzatore che grida con gioia al mondo il prodigio della salvezza e molti specchiandosi nel suo sorriso e nei suoi occhi scrutavano la propria anima, non a caso alcuni suoi cari amici scelsero la strada del sacerdozio.

LA VITA

Pier Giorgio Frassati (6 aprile 1901 – 4 luglio 1925) è un giovane torinese di soli 24 anni, proclamato Beato da Giovanni Paolo II nel 1990 e presto divenuto uno dei Santi più amati dai giovani di tutto il mondo. La sua famiglia, una delle più ricche di Torino, era proprietaria del quotidiano “La Stampa”, ma Pier Giorgio decise ben presto che avrebbe diviso la sua eredità con i poveri. Per loro intraprese i difficili studi di ingegneria, sognando di servire Cristo fra i minatori. Egli avrebbe potuto essere l’idolo dell’alta società torinese, scelse invece il sacrificio e l’amore per gli ultimi. I suoi investimenti non erano di questo mondo: Pier Giorgio aveva una banca in Cielo che, secondo le sue stesse parole, rendeva il mille per cento. Avrebbe potuto vivere la sua giovinezza tra ricevimenti e feste da ballo, ma preferì essere il facchino dei poveri, trascinando per le vie di Torino i carretti carichi di masserizie degli sfrattati, o recapitando loro, in squallide soffitte, grossi pacchi colmi di cibo e indumenti. Egli, il figlio dell’Ambasciatore d’Italia a Berlino, il figlio del Senatore, con sorprendente umiltà si fece questuante per i suoi poveri, fino a ridursi al verde, così da rincasare spesso fuori orario per non avere neppure i pochi centesimi per il biglietto del tram.

Il segreto della santità di Pier Giorgio fu il suo grande amore per l’Eucaristia e per la Madonna. In breve tempo Gesù e Maria lo trasformarono, preparandolo per il Cielo, tanto da farlo esclamare: Il giorno della mia morte sarà il più bello della mia vita… Se Dio mi chiamerà, ubbidirò volentieri”.
L’Eucaristia quotidiana era il centro della sua giovane vita: per questo appuntamento si alzava molto presto, rinunciando perfino alle gite, se gli impedivano di partecipare alla S. Messa. Partecipava anche alle adorazioni notturne, notti intere passate in preghiera in una chiesa da cui usciva con gli amici alle prime luci dell’alba, urlando la sua gioia di vivere.

La Madonna di Oropa

La sua preghiera  preferita era il S. Rosario, sgranato per strada o camminando sui sentieri di montagna, in compagnia di altri giovani o inginocchiato accanto al letto. Per ricordare loro l’impegno della preghiera e la devozione alla Vergine, che egli onorava in modo speciale nel Santuario di Oropa, Pier Giorgio amava regalare rosari.

Pier Giorgio uscendo un giorno dalla chiesa, dopo avere fatto la comunione, teneva ancora in mano la corona del Rosario. Sui gradini, fu incontrato da un giovanotto conoscente: 

“Oh, Pier Giorgio, sei diventato bigotto? No! Sono rimasto cristiano!”.

Amante della montagna, Pier Giorgio trova nell’alpinismo la manifestazione del suo cammino ascetico «verso l’alto», verso la fede più pura.

Avrebbe potuto condurre un’esistenza spensierata e brillante, ma sentì più forte dentro di sé l’invito di Cristo Vieni e seguimi”. Fino alla fine. Fino alla morte, avvenuta nel 1925, due mesi prima della laurea, per una poliomielite fulminante, contratta proprio assistendo uno dei suoi malati. I funerali furono un accorrere di amici e soprattutto di poveri. I primi a restare allibiti, al vederlo tanto amato e tanto noto, furono i suoi familiari, che per la prima volta capirono dove Pier Giorgio avesse veramente abitato nei suoi pochi anni di vita, nonostante avesse una casa confortevole e ricca, dove arrivava sempre in ritardo a causa degli innumerevoli impegni in favore dei più bisognosi. Proprio da qui il padre Alfredo inizia a scoprire l’identità di Pier Giorgio, la sua grandezza umana e spirituale. E il lungo tempo della prova condurrà lui, non credente, alla conversione.

TESTIMONE NELLA CHIESA

Nel 1989 Giovanni Paolo II, recatosi a pregare sulla tomba di Pier Giorgio, affermò:

“Volevo rendere omaggio ad un giovane che ha saputo testimoniare Cristo con singolare efficacia… Anch’io nella mia giovinezza ho sentito il benefico influsso del suo esempio e, da studente, sono rimasto impressionato dalla forza della sua testimonianza cristiana”.

E ancora, il 20 maggio 1990, giorno della sua Beatificazione, il Santo Padre disse:

“Egli se ne è andato giovane da questo mondo, ma ha lasciato un segno nell’intero secolo e non soltanto in questo secolo… Tutta immersa nel mistero di Dio e tutta dedita al costante servizio del  prossimo: così si può riassumere la sua giornata terrena”.

Papa Francesco ai giovani della GMG ha indicato Pier Giorgio Frassati come esempio di misericordia.

La Chiesa ne celebra la memoria il 4 luglio, giorno della sua nascita al Cielo.

(Fonti: atempodiblog.unblog.fr, vivetenellagioia.altervista.org)