“Chi crede, vede”

“Chi crede, vede”

La lettera enciclica scritta da due Papi, sulla fede che illumina la vita

La “Lumen fidei” – La luce della fede – è la prima Enciclica di Papa Francesco, pubblicata il 29 giugno 2013. Il testo della Lettera è stato iniziato da Papa Benedetto XVI durante il suo pontificato, poi consegnato al suo successore Francesco che ne ha esteso e firmato il lavoro. In essa è affrontato il tema della fede, in continuità con le due precedenti encicliche del Papa emerito Deus Caritas est e Spe salvi, dedicate rispettivamente alla carità e alla speranza, chiudendo così la trilogia sulle virtù teologali.

«Io sono venuto nel mondo come luce, perché chiunque crede in me non rimanga nelle tenebre»  (Gv 12, 46)

L’introduzione illustra le motivazioni poste alla base del documento: innanzitutto, di recuperare il carattere di luce proprio della fede, capace di illuminare tutta l’esistenza dell’uomo, di aiutarlo a distinguere il bene dal male, in particolare in un’epoca, come quella moderna, in cui il credere si oppone al cercare e la fede è vista come un’illusione. Essa, infatti, non è un presupposto scontato, ma un dono di Dio che va nutrito e rafforzato.

Nella prima parte della Lettera, Papa Francesco fa una sorta di “storia della fede”, dalla chiamata di Abramo: l’uomo che nella voce di Dio “riconosce un appello profondo, iscritto da sempre nel suo essere” (n. 11); alla fede di Israele che, a sua volta, è un continuo passaggio dalla “tentazione dell’incredulità” (n. 13) e dell’adorare gli idoli, “opera delle mani dell’uomo”, alla confessione “dei benefici di Dio e al compiersi progressivo delle sue promesse” (n. 12); per poi soffermarsi sulla figura di Gesù. Egli è il Mediatore che ci apre a una verità più grande di noi, manifestazione di quell’amore di Dio che è il fondamento della fede: “Nella contemplazione della morte di Gesù Cristo, infatti, la fede si rafforza”, perché rivela il suo amore incrollabile per l’uomo. La sua incarnazione fa sì che la fede non ci separi dalla realtà, ma ci aiuti a coglierne il significato più profondo. Grazie ad essa, l’uomo si salva, perché si apre a un Amore che lo precede e lo trasforma nel profondo del suo essere. E questa è l’azione propria dello Spirito Santo: “Il cristiano può avere gli occhi di Gesù, i suoi sentimenti, la sua disposizione filiale, perché è reso partecipe del suo Amore, che è lo Spirito” (n. 21). Fuori dalla presenza dello Spirito, è impossibile confessare il Signore.

Nella seconda parte, l’Enciclica pone con forza la questione della verità, di come essa si colloca “al centro della fede” (n. 23). “Senza verità, la fede non salva…resta una bella fiaba…oppure si riduce a un bel sentimento” (n. 24). Perciò l’amore è autentico quando ci lega alla verità e la verità stessa ci attira a sé con la forza dell’amore. La fede, aprendoci all’amore che viene da Dio, trasforma il nostro modo di vedere le cose “in quanto l’amore stesso porta [in sé] una luce” (n. 26). Anche se all’uomo moderno non sembra che la questione dell’amore abbia a che fare con la verità – dato che l’amore è oggi relegato nella sfera dei sentimenti – amore e verità non si possono separare (n. 27). 

La fede non è intransigente, il credente non è arrogante. Al contrario, la verità rende umili e porta alla convivenza e al rispetto dell’altro. Ne deriva che la fede porta al dialogo in tutti i campi.  

La fede conduce alla conoscenza ed è legata alla verità, da ciò si può comprendere a che livello la luce della fede è in grado di “illuminare gli interrogativi del nostro tempo sulla verità” (n. 34), vale a dire le grandi domande che sorgono nel cuore umano di fronte alla realtà tutta, sia davanti alle sue bellezze, come di fronte ai suoi drammi. Ecco perché Papa Francesco non teme di affermare che “la fede allarga gli orizzonti della ragione per illuminare meglio il mondo che si schiude” (n. 34) sia agli studi della scienza, come alla ricerca di ogni uomo sinceramente religioso. Proprio la fede ci rivela che chi si mette in cammino per cercare la verità e il bene “già si avvicina a Dio” ed è “sorretto dal suo aiuto” (n. 35) anche senza saperlo.    

In seguito il Pontefice sottolinea come la Chiesa sia il luogo in cui la fede nasce ed in cui diventa esperienza che si può comunicare in modo ragionevole e perciò affidabile. È proprio questo incontro con il Dio vivente ciò che la Chiesa rende possibile e che consente alla fede di esserne credibile testimonianza e, veicolo e segno efficace di questo incontro sono i Sacramenti.

Il Santo Padre spiega, inoltre, il legame tra la fede e il bene comune, poiché il credere in Dio è un presupposto che consente di creare spazi in cui gli uomini possono abitare in comunione gli uni con gli altri. La fede, che nasce dall’amore di Dio, rende saldi i vincoli fra gli uomini e si pone al servizio concreto della giustizia, del diritto e della pace. Questa unione nella verità, cui ci introduce Dio – che è Padre di tutti noi – ci aiuta a ritrovare anche la radice della vera fraternità (cfr. n. 53). Senza verità e senza Dio, il sogno dell’universale fratellanza non ha la possibilità di realizzarsi. Ecco perché la fede non allontana dal mondo e non è estranea all’impegno concreto dell’uomo contemporaneo. Anzi: senza l’Amore affidabile di Dio, l’unità tra gli uomini sarebbe fondata solo sull’utilità, sull’interesse o sulla paura.

Infine, il Pontefice affronta il tema della sofferenza e della morte e scrive che “la luce della fede non ci fa dimenticare le sofferenze del mondo” (n. 57) ma ci apre ad una “presenza che accompagna”. Solo la luce che viene da Dio – dal Dio incarnato che ha attraversato la morte e l’ha sconfitta – è in grado di offrire una speranza affidabile di fronte al male, di fronte ad ogni male che affligge la vita dell’uomo.

Concludendo, Papa Francesco vuole riaffermare in modo nuovo che la fede in Gesù Cristo è un bene per l’uomo ed “è un bene per tutti, è un bene comune”: “la sua luce non illumina solo l’interno della Chiesa, né serve unicamente a costruire una città eterna nell’aldilà; essa ci aiuta ad edificare le nostre società, in modo che camminiamo verso un futuro di speranza” (n. 51).            

«Beata Colei che ha creduto» (Lc 1, 45)

La Lumen fidei termina con una preghiera a Maria Santissima “icona perfetta” della fede, perché, in quanto Madre di Gesù, ha concepito “fede e gioia”. Papa Francesco a lei innalza la sua preghiera affinché aiuti la fede dell’uomo, ci ricordi che chi crede non è mai solo e ci insegni a guardare con gli occhi di Gesù.