Che cos’è l’Amore?

Che cos’è l’Amore?

L'essenza dell'Amore secondo
l'enciclica "Deus Caritas est"
di Benedetto XVI

Dio è amore, chi sta nell’amore
dimora in Dio
e Dio dimora in Lui”. 

(1Gv 4,16).

Queste parole del Vangelo di Giovanni aprono l’Enciclica di Benedetto XVI Deus Caritas est.
Essa è strutturata in due parti. Nella prima, il Papa richiama prima di tutto la molteplicità di significati della parola “amore”. Cita così l’amor di patria, l’amore tra amici, l’amore per il lavoro, quello tra genitori e figli, l’amore per il prossimo fino all’amore per Dio. Egli si sofferma, in particolare, sull’amore tra uomo e donna in quanto “archetipo di amore per eccellenza, al cui confronto, a prima vista, tutti gli altri tipi di amore sbiadiscono”.

A tal riguardo, richiama le critiche che vengono rivolte alla Chiesa: “La Chiesa, – scrive citando anche il filosofo Nietzsche –  con i suoi comandamenti e divieti non ci rende forse amara la cosa più bella della vita? Non innalza forse cartelli di divieto proprio là dove la gioia, predisposta per noi dal Creatore, ci offre una felicità che ci fa pregustare qualcosa del Divino?” Qui il riferimento è all’amore inteso come “éros“, cioè amore “ascendente”, nella sua manifestazione diretta e passionale.

La risposta di Benedetto XVI a queste obiezioni è molto profonda. L’eros, quando è “ebbro e indisciplinato”, non rende più liberi e non è in realtà ascesa, estasi verso il Divino ma caduta, degradazione. L’uomo, composto di corpo e di anima diventa veramente se stesso, quando corpo e anima si trovano in intima unità. Perché questo possa avvenire l’eros ha “necessità di un cammino di purificazione”.  In tal modo, il desiderio dell’uomo si sgancia dalla ricerca smaniosa del piacere effimero e mira a ciò a cui tende in profondità l’essere umano, al vertice dell’esistenza. Questo vertice è l’amore che si dona senza sosta, l’amore nella sua forma più alta e compiuta, che “mira all’eternità”, ed è designato dai cristiani con il termine greco “agape“. È  l’amore che scaturisce dal dono gratuito che viene da Dio e che il Vangelo invita ad accogliere nella forma del dono di sé e nella condivisione fraterna. Questo amore porta a una beatitudine permanente, perché non legata al soddisfacimento del desiderio dell’eros. È estasi non nel senso di un momento di ebbrezza, ma estasi come cammino, come esodo permanente dall’io chiuso in se stesso verso la sua liberazione nel dono di sé, e proprio così verso il ritrovamento di sé, anzi verso la scoperta di Dio: ‘Chi cercherà di salvare la propria vita la perderà, chi invece la perde la salverà“.
Entro l’orizzonte dell’agape, l’amore può scalare le vette dell’offerta totale e assoluta non solo nei confronti di una singola persona, ma nei confronti di più persone, fino ad abbracciare l’intera umanità. 
Tuttavia, precisa il Papa emerito:
“Chi vuol donare amore, deve egli stesso riceverlo in dono”, e la Sorgente primordiale dell’amore è Dio stesso.
Dio è veramente buono e misericordioso nei confronti di ciascun uomo, creato gratuitamente. Egli dona tutto senza i nostri meriti e perdona e ama in Cristo. Chiede solo che ci si apra all’unione con Lui in Cristo.
 L’Eucaristia è l’unione con Cristo e allo stesso tempo unione con tutti gli uomini per i quali Egli si dona.  
Nell’Eucaristia amore per Dio e per il prossimo sono veramente uniti.

Nella seconda parte dell’Enciclica si affermano la necessità e il primato della preghiera e della contemplazione in rapporto alle opere di carità della Chiesa. “La Chiesa non può trascurare il servizio della carità così come non può tralasciare i Sacramenti e la Parola”. Benedetto XVI richiama, a tal riguardo, il sorgere della questione sociale, il nascere negli ultimi due secoli della “dottrina cristiana sullo Stato” e la “dottrina sociale della Chiesa”, fino al confronto con il marxismo e alle Encicliche sociali. 
L’amore, inteso nel suo significato oblativo (caritas | agape) è una componente indispensabile per  il vivere sociale: “L’amore — caritas — sarà sempre necessario, anche nella società più giusta. Non c’è nessun ordinamento statale giusto che possa rendere superfluo il servizio dell’amore”. 

Fonti:
Zenit.org
Toscanaoggi