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Brevi visioni di Luisa Piccarreta sulla Natività di Gesù

La Serva di Dio Luisa Piccarreta (1865-1947) fu una piissima anima che visse per ben sessantaquattro anni sempre a letto. In tale stato di continua sofferenza si trovò ridotta per un preciso disegno di Dio, dopo che volontariamente si offrì a 16 anni come vittima di espiazione. Da quel momento ebbero inizio quelle sofferenze fisiche, dovute alle stimmate invisibili e agli attacchi del demonio, che aggiunte a quelle spirituali e morali, la portarono a vivere con eroismo le virtù cristiane.

“Mi son trovata dentro una spelonca ed ho visto la Regina Mamma che dava alla luce il Bambinello Gesù. Che stupendo prodigio! Mi pareva che tanto la Madre quanto il Figlio fossero tramutati in Luce purissima ed in quella Luce si scorgeva benissimo la Natura Umana di Gesù che conteneva in sé la Divinità, in modo umano si vedeva Dio, mentre, coperto di quel velo, appariva Uomo. Ed ecco il prodigio dei prodigi: Dio e Uomo, Uomo e Dio! Che senza lasciare il Padre e lo Spirito Santo viene ad abitare con noi e prende carne umana, perché il vero amore non si disunisce giammai. Ora, mi è parso che la Madre e il Figlio in quel felicissimo istante siano rimasti come spiritualizzati e senza il minimo intoppo Gesù è uscito dal seno Materno, traboccando Entrambi in un eccesso d’amore, ossia trasformati in luce quei santissimi corpi, senza il minimo impedimento, Gesù Luce è uscito da dentro la Luce della Madre, restando sani ed intatto sia l’Uno che l’Altra, ritornando poi allo stato naturale. Chi può dire la bellezza del Bambinello che in quei felici momenti spargeva anche esternamente i raggi della Divinità? Chi può dire la bellezza della Madre che restava tutta assopita in quei raggi divini? E S. Giuseppe mi pareva che non fosse presente nell’atto del parto, ma se ne stava in un altro canto della spelonca tutto assorto in quel profondo Mistero e se non vide con gli occhi del corpo, vide benissimo cogli occhi dell’anima, perché se ne stava rapito in estasi sublime. … Onde la Vergine SS., come scossa, è ritornata in Sé e dalle mani d’un Angelo ha ricevuto il Figlio nelle sue braccia e L’ha stretto tanto forte, con tanta forza di amore, che pareva che volesse inviscerarlo di nuovo. (dagli Scritti della Serva di Dio Luisa Piccarreta, vol. 4,25 dicembre 1900).

Ancora Luisa scrive: “Vedevo poi la Regina Madre da una parte e S. Giuseppe dall’altra in atto di adorare profondamente l’Infante Divino, assorti in estasi continua, tanto che ci voleva un prodigio del Signore per poter esternamente accudire ai loro doveri. Anch’io vi ho fatta la mia adorazione e poi mi sono trovata in me stessa”. (Vol.4, 26 dicembre 1900).

 

VISIONE CON DIALOGO DEL BAMBINO GESÙ

“… è ritornato il mio dolce Gesù. Era tenero bambinello. Vagiva, piangeva e tremava per il freddo e si è gettato nelle mie braccia per essere riscaldato. Io me l’ho stretto forte, forte, e secondo il mio solito mi fondevo nel suo Volere, per trovare i pensieri di tutti insieme coi miei e circondare il tremante Gesù con le adorazioni di tutte le intelligenze create; per trovare gli sguardi di tutti, per far guardare Gesù e distrarlo dal pianto; le bocche, le parole, le voci di tutte le creature, affinché tutte lo baciassero per non farlo vagire e col loro fiato lo riscaldassero. Mentre ciò facevo, l’Infante Gesù non più vagiva, ha cessato dal piangere e come riscaldato mi ha detto:
“Figlia mia, hai visto che mi faceva tremare, piangere e vagire? L’abbandono delle creature. Tu me le hai messe tutte intorno. Mi sono sentito guardato, baciato da tutte, ed Io mi sono quietato dal pianto. Sappi però che la mia sorte sacramentale è più dura ancora della mia sorte infantile. La grotta, sebbene fredda, era spaziosa, aveva un’aria da respirare; l’ostia è anche fredda e tanto piccola, che quasi mi manca l’aria. Nella grotta ebbi una mangiatoia con un poco di fieno per letto; nella mia vita sacramentale anche il fieno mi manca e per letto non ho altro che metalli duri e gelati.
Nella grotta ci avevo la mia cara Mamma, che molto spesso mi prendeva con le sue mani purissime, mi copriva con baci infuocati da riscaldarmi, mi quietava il pianto, mi nutriva col suo latte dolcissimo. Tutto al contrario nella mia vita sacramentale: non ho una Mamma; se mi prendono, sento il tocco di mani indegne, mani che danno di terra o di letame… Oh, come ne sento la puzza, più del letame che sentivo nella grotta! Invece di coprirmi con baci mi toccano con atti irriverenti e invece di latte mi danno il fiele dei sacrilegi, della noncuranza, delle freddezze. Nella grotta San Giuseppe non mi fece mancare una lanternina di luce la notte; qui nel Sacramento, quante volte resto al buio anche la notte! Oh, come è più dolorosa la mia sorte sacramentale! Quante lacrime nascoste, non viste da nessuno, quanti vagiti non ascoltati! Se ti ha mosso a pietà la mia sorte infantile, molto ti deve muovere a pietà la mia sorte sacramentale”. (Vol 12°, 25 Dicembre 1920)

Gesù, Figlio di Maria, ti amiamo col cuore della tua divina Ma­dre!

 

NOTA TEOLOGICA SULLE ESPERIENZE MISTICHE